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Fisco da applausi? Servono le indagini (sulla spesa) del commmissario Cottarelli

Se davvero il Governo Letta vorrà mantenere le sue promesse fiscali senza alzare deficit e debito dovrà tagliare la spesa pubblica. In fretta e in modo molto sostanzioso. La legge di stabilità, ha detto il premier al Senato, "sposterà l'enfasi della politica di bilancio verso la riduzione della spesa e verso la riduzione delle tasse, in linea con quanto abbiamo fatto finora, confermando anche in materia fiscale e di fisco per la casa la rotta degli impegni assunti". Cominciamo dagli "impegni assunti". L'aumento dell'Iva (doveva essere stoppato) è già operativo e il ministro Saccomanni ha già detto che non si può tornare indietro. Quanto alla sospensione della seconda rata dell'Imu-prima casa (costo, circa 2,5 miliardi) le coperture sono ancora da trovare e l'accordo per allargare la platea dei paganti (ipotesi del Pd fin qui mai accettata dal Pdl, ma il quadro è ora cambiato) in modo da contenere il calo di gettito è tutto da scrivere.

Riguardo agli impegni futuri, sollecitati anche da Confindustria e sindacati, Letta ha confermato che nella legge stabilità inserirà la riduzione del carico fiscale sul costo del lavoro sia per le componenti a carico dei datori di lavoro sia per quelle a carico del lavoratore. Insomma, come ha scandito a Palazzo Madama raccogliendo applausi, "più soldi in busta paga per il dipendente, più margini di competività per le imprese, riattivazione della domanda interna". Una manovra che per essere significativa molti economisti cifrano in circa 10 miliardi (magari in due tappe). Basta?  No. Letta ha prospettato più incentivi all'assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato, sgravi fiscali per le start-up innovative, rafforzamento dell'ACE (l'Aiuto per la crescita economica, già messo in campo dal governo Monti) per incentivare la patrimonializzazione delle imprese e degli investimenti.

Far tornare i conti non sarà facile. La scossa fiscale costa ( e molto) e sul contributo delle dismissioni immobiliari e delle privatizzazioni non si può contare in temppi brevissimi. Restano i tagli alla spesa. "Se otteremo la fiducia", ha detto Letta ai senatori, chiederemo al dottor Carlo Cottarelli (proveniente dal Fondo Monetario) di assumere il ruolo di commissario per la spending review. La fiducia è stata ottenuta e il nuovo commissario è in arrivo. Lo attende un lavoro che dire durissimo è dire niente.