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Lampedusa dice che Letta, a Bruxelles, deve fare il duro

Non poteva esserci risveglio più drammatico. La tragedia di Lampedusa obbliga ad una virata in Europa facendo i conti con la realtà. Il premier Enrico Letta ha detto che stare in Europa non significa fare i "compiti a casa", che l'Europa non è un "compitino ma un cammino dei popoli", che "l'Italia non deve mettersi da sola dietro alla lavagna ma agire da guida", che l'orizzonte sono gli Stati Uniti d'Europa e che "possiamo giocare all'attacco". Non solo. "Porteremo al centro dell'attenzione continentale – ha detto Letta- una gestione attenta e solidale del fenomeno delle migrazioni, partendo dall'appello di Papa Francesco a Lampedusa. L'Europa riparlerà finalmente di Mediterraneo".

Il momento è già arrivato, il Governo italiano deve muoversi subito. Vero  è, come dice il ministro degli Esteri Emma Bonino, che non esiste una "soluzione miracolosa", ma continuare solo nel ping pong delle responsabilità interne (è colpa di Bossi e della Lega, no è colpa del ministro Kyenge) e non porre il problema in Europa, con la forza che merita, è un insulto al buon senso prima ancora che un errore politico.

Una politica europea dell'immigrazione non esiste (se non sulla carta) e ciascun  paese fa, praticamente, quello che ritiene più opportuno in termini di controlli dei flussi migratori e attribuzione della cittadinanza. Esiste Frontex, la speciale Agenzia europea che ha il compito di coordinare le missioni con gli stati nazionale per il controllo delle frontiere esterne, ma il suo apporto in termini tecnici e di bilancio è del tutto inadeguato alla gravità dei problemi. E non esiste nemmeno una politica estera europea (il fallimento dell'Europa in Nord Africa è palese): la baronessa Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera estera e della sicurezza della Ue, viaggia molto, ma -inevitabilmente- con scarso profitto.

Così stanno le cose, e il Governo italiano non può che farsi carico di una scossa a Bruxelles. Non troverà grandi porte aperte perché, in generale, di solidarietà politica in Europa ne gira poca. E mutualizzare la politica dell'immigrazione, per molti paesi dell'area Nord, e come mutualizzare i debiti: una cosa da evitare. Ma il problema va posto, appunto giocando all'attacco. La fiducia politica, a Roma, Enrico Letta l'ha appena ottenuta. Bruxelles e Berlino l'aspettavano con trepidazione e l'applauso internazionale è stato fortissimo. E' il momento giusto per muoversi. Se non ora, quando?