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C’è stabilità e stabilità. Quella buona è molto dinamica

Il  bilancio dello stato italiano è in  avanzo  primario. Ciò sta ad indicare che  la differenza fra le entrate dello stato e le spese, al netto degli interessi pagati sul debito pubblico, è  positiva. Le entrate superano le uscite. Ma se sommiamo anche gli interessi che lo stato deve pagare  per i suoi debiti la situazione si fa  drammatica. E’ dal 2010 che la curva dell’avanzo primario ha iniziato a salire, mentre la montagna degli interessi da pagare si fa  sempre più  elevata. Nonostante gli enormi sacrifici  il debito pubblico continua a crescere; in larghissima parte proprio a causa degli interessi, che hanno sfondato quota 100 miliardi. E’  importante che  lo spread si porti sui livelli ante crisi  per ridurre la massa di interessi che l’Italia deve pagare. Pertanto i politici dovrebbero assicurare una reale stabilità al Governo del paese per riconquistare la fiducia perduta.  Intanto con poco senso di responsabilità, e solo dopo qualche giorno di tregua, la classe politica sta ricominciando a litigare.

Angelo Ciarlo

 

 

I politici “dovrebbero assicurare una reale stabilità al Governo del Paese”, scrive lei. E scrive bene: con le contrapposizioni muro a muro che tagliano fuori ogni discussione nel merito dei problemi, o anche con chiacchericcio tattico di giornata, non si va da nessuna parte. L’importante è intedersi sul significato ed il senso della “stabilità”. Se questa nei fatti si traduce in immobilità o comunque nell’incapacità di fornire una risposta adeguata alla gravità della condizione in cui versa il sistema Italia, la “stabilità” è un dato negativo. Viceversa, se significa un assetto politico che nel tempo consente di fare, in concreto, ciò che si deve, la “stabilità” è un dato positivo. Lei cita gli avanzi primari (cioè al netto degli interessi) del bilancio italiano. In quei numeri (il DEF appena aggiornato indica 2,3% rispetto al Pil nel 2013, 3,0 nel 2014, 3,5% nel 2015, 4,1% nel 2016 e 4,5% nel 2017) c’è il senso di una sfida da far tremare i polsi. Si passa da un avanzo di 35,2 miliardi del 2013 a 48,8 nel 2014 per finire a 80,3 nel 2017. Chi teme la non sostenibilità di questo percorso ha, oggettivamente, buone ragioni per sostenerlo. Ma un fatto è certo: se rimaniamo fermi ci autocondanniamo ad un destino di (stabile) crisi. 

Guido Gentili