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“Alitalia costretta a salvare Air One”, Letta ha riaperto il caso. E non finisce qui

Il sasso che il premier Enrico Letta si è tolto dalla scarpa è enorme. E in ogni caso la partita non finirà qui. Sul Sole 24 Ore di sabato 12 ottobre, rispondendo alle domande di Fabrizio Forquet, il presidente del Consiglio ha usato queste testuali parole riguardo la soluzione del 2008 che portò alla privatizzazione Alitalia (a carico dei contribuenti): "Una strada condizionata dall'obiettivo dell' integrazione coatta tra Alitalia ed Air One, che aveva alla base la volontà di salvare Air One".

Dunque, altro che interesse nazionale, compagnie di bandiera, privatizzazione, cordate e progetti industriali tricolori. No. Tutta l'operazione, in pratica, sarebbe stata costruita e gestita, in realtà, per salvare l'Air One dell'imprenditore teatino Carlo Toto. Come è noto, il grande regista finanziario dell'operazione fu Corrado Passera, allora amministratore delegato di una Banca Intesa -divenuta azionista di Alitalia- nel pieno della sua stagione da "banca di sistema". Insomma Letta (cresciuto alla scuola di Nino Andreatta e da sempre in stretto contatto con Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza dell'istituto milanese) contro non solo l'allora governo Berlusconi ma anche contro Passera. In modo netto e con un'accusa molto grave.

Che l'acquisto di Air One da parte dell'Alitalia presentasse molte ombre emerse già all'epoca. Che ruolo ebbe Toto, patron di una compagnia con seri problemi di efficienza e molti debiti che vennero poi scaricati su Alitalia? Cai, la società  dei piloti-industriali, comprò prima Aliatalia per circa un miliardo, e poi, neanche un mese dopo, Air One (63 aerei contro i 93 Alitalia e con una quota di mercato pari al 30% di quella Alitalia)  più o meno per la stessa cifra. Toto userà poi parte del ricavato per acquistare (a debito) nuovi aeroplani che verranno poi "affittati" ad Alitalia, la cui convenienza ad un'operazione del genere era, e resta, avvolta nella nebbia.

L'affondo di Letta è duro, inequivocabile. Sullo sfondo una domanda e un quadro di contesto. La prima: perchè Letta, autorevole politico di lungo corso, si è deciso solo ora a sollevare la questione? E' l'esame delle carte riemerse a monte dell'attuale scelta dal governo da lui presieduto che l'ha portato a fare queste affermazioni? Quanto al contesto, un dato politico. Letta e Passera, due cattolici impegnati in politica, sono da tempo su fronti diversi. Il primo gioca in casa Pd e ha coltivato con pazienza l'accordo con una fetta del Pdl (il "governo della sussidiarietà nazionale"http://guidogentili.blog.ilsole24ore.com/2013/10/letta-lupi-a-spineto1-il-governo-di-sussidiariet%C3%A0-nazionale-nacque-il-7-ottobre-2011-.html con Maurizio Lupi, oggi ministro delle Infrastrutture e dei Tasporti, come etichettato allora dallo stesso Letta con una battuta, cominciò a nascere già nell'ottobre 2011). Il secondo, protagonista dell'incontro Todi1 – sempre ottobre 2011- dal quale sarebbe dovuto nascere il nuovo partito dei cattolici, è oggi un battitore libero che dopo avere contestato le scelte di Mario Monti (del cui governo è stato ministro dello Sviluppo) propone un suo piano di governo e di aggregazione delle forze moderate centriste.

Letta, su twitter e con un articolo sul Foglio del 10 ottobre 2012, ha già liquidato così la faccenda: "ho sempre ritenuto che l'ispirazione cristiana in politica non potesse vivere, né certo prosperare, entro il perimetro ristretto dei partiti mignon. La logica delle riserve indiane rischia di rendere i cattolici irrilevanti". Insomma -almeno un anno fa- esisteva "il Pd e basta".

Ma oggi, soprattutto, pesano le sue parole da premier sul caso Alitalia-Air One.