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Alitalia-AirOne: Letta spieghi fine in fondo. E’ il Presidente del Consiglio, la verità non può restare a mezz’aria

In attesa di sapere come rinascerà l'Alitalia, giunta ad un passo dal crac dopo cinque anni di gestione dei "piloti coraggiosi", restiamo in attesa che venga riempito un buco nero informativo. E tocca ora al Presidente del Consiglio, Enrico Letta (a sollevare il problema era stato proprio il premier, il 12 ottobre scorso con l'intervista al Sole 24 Ore) chiarire una volta per tutte. Visto che ci sono di mezzo diversi miliardi dei contribuenti.

Perché il piano della gestione CAI non ha funzionato? Ha spiegato Letta con parole chiare: "La strada fu condizionata dall'obiettivo dell'integrazione coatta tra Alitalia ed Airone, che aveva alla base la volontà di salvare AirOne". Sul tema siamo qui intervenuti una prima volta il 13 ottobre ed una seconda volta il 18 ottobre dopo che l'ex ministro Corrado Passera, nel 2008 ad di Banca Intesa Sanpaolo e regista dell'operazione CAI (che acquisì subito dopo AirOne), aveva a sua volta risposto, indirettamente, a Letta: "Qui entriamo nella fantascienza (…) si dovette invece insistere, e non poco, per far confluire AirOne nella nuova Alitalia…"

Poi, il silenzio. Che però non può passare, per l'appunto, sotto silenzio. Visto che sull'altare dell'operazione di cinque anni fa, con la sua già allora controversa "coda" dell'acquisto di AirOne dell'imprenditore Toto, sono stati bruciati circa 9 miliardi (di cui 3-5 pubblici)  e circa 9 mila posti di lavoro, come spiegato dal professor Ugo Arrigo in un post sul blog dell'Istituto Bruno Leoni.

Tocca ora al Presidente del Consiglio, Enrico Letta, dettagliare fino in fondo la sua affermazione del 12 ottobre. A scagliare la pietra nello stagno è stato lui, il premier, con parole per nulla fantasiose. La verità, quale che sia, può restare a mezz'aria?