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Renzi&Cuperlo, Squinzi&Camusso: Letta sotto tiro. E Cgil lo attacca anche sulla concertazione: sei tu che devi scegliere

Domenica gelata per il premier Enrico Letta. Renzi e Cuperlo (e Pittella), Squinzi e Camusso (e Bonanni, Sangalli, Angeletti e Malavasi): il governo è sotto tiro sulla politica economica mentre entra nel vivo la partita finale in Parlamento sulla Legge di stabilità, su cui già è appuntata l'attenzione critica della Commissione europea.

Non bastasse il pressing sul fronte interno, quello del Pd, dove da Renzi e Cuperlo (i candidati alla segreteria del partito) arriva un chiaro invito a cambiare rotta e marcia, ecco l'appello delle parti sociali per voltare pagina. In particolare, è condivisa la richiesta di una norma, da approvare subito, che preveda un meccanismo automatico per destinare i ricavi della spending review e della lotta all'evasione alla riduzione della pressione fiscale su imprese e lavoro. Ma colpisce sia l' affondo del presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi ("la legge di stabilità nell'impianto attuale non è in grado di invertire l'attuale ciclo economico, non emerge in alcun modo la volontà di mettere l'industria al centro delle azioni per il rilancio dell'economia, non sono state neppure avviate quelle riforme istituzionali che potrebbero contribuire al recupero di competitività dell'Italia") sia la critica durissima del segretario generale della Cgil Susanna Camusso ("il governo in questi mesi ha annunciato molto e concretizzato assi poco, agli errori di impostazione si aggiunge l'impressione di una politica distratta, più attenta al dibattito e agli equilibri interni delle diverse forze politiche che non ai problemi del Paese").

Da notare che la critica della Cgil, ecco un'ulteriore novità, prende d'infilata Letta sul metodo della concertazione (questione che avevo sollevato in questo blog il 26 ottobre con il post titolato "Ma chi decide sul cuneo fiscale? S'avanza un nuovo e confuso modello di concertazione") . Infatti Camusso, quando parla "errore di impostazione" ricorda l'affermazione del premier che "demandava al rapporto tra Parlamento e parti sociali la determinazione dei contenuti e dei tempi prioritari su fisco, imprese e lavoro". "Ma non poteva essere così – afferma Camusso- e non solo per il rispetto istituzionale che si deve al Parlamento. E' il governo che deve assumersi l'onere dello scelte…."

Accuse nel merito e sul metodo. Per Letta una domenica davvero gelata.