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Italia-Ue, ci piacciono gli “accordi contrattuali”? Evitiamo la solita approvazione ad insaputa nazionale

Qualcuno si occuperà del vertice del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre? Per evitare la sperimentata prassi (non me ne occupo, approvo senza sapere ciò che comporta, nel caso critico o rifiuto una volta che ho capito) sarebbe opportuno che la classe politica italiana si preparasse con attenzione al confronto sui "contractual arrangements" controllati da Bruxelles.

Si tratta degli "accordi contrattuali", al momento in bozze provvisorie ma dal significato inequivocabile, tra l'Unione Europea e singoli stati che servono a rafforzare il coordinamento delle politiche economiche. In pratica un ulteriore passo sulla strada della "sorveglianza rafforzata" già prevista dal Six Pack e dal Two Pack che l'Italia ha appena "scoperto" operativamente (la Legge di stabilità è stata trasmessa a Bruxelles e la Commissione ha poi fatto le sue osservazioni critiche e chiesto al Governo di Letta di implemnetare la manovra per il 2014).

I nuovi "accordi contrattuali", di cui ha parlato la Cancelliera Angela Merkel, sono un'idea tedesca e sono stati spiegati bene qualche giorno fa (La ragnatela tedesca trappola per l'Europa) da Adriana Cerretelli. Si fondano in pratica su uno scambio: il Paese in difficoltà e sotto osservazione da Bruxelles ottiene aiuti in cambio di un controllo ancora più stretto da parte della Ue.

Per il Governo (intervista del ministro agli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi al Corriere della Sera del 24 novembre) "non è commissariamento né un'imposizione" ma un'eventuale scelta del tutto volontaria che semmai potrebbe rivelarsi un'opportunità da cogliere prevedendo, a fronte dei vincoli, incentivi ed agevolazioni. Per il resto, silenzio. Anche se sono evidenti, aggiungiamo, sia il profilo degli accordi bilaterali a trazione intergovernativa (altro che Stati Uniti d'Europa) sia la nuova cessione – in nome del "rigore" più coordinato -di una quota di quella sovranità già oggetto di forte erosione attraverso il Two Pack.

Possono piacere o non piacere, gli "accordi contrattuali", ma una cosa è certa: occorre discuterne per tempo (che è già poco) ed essere conasapevoli di cosa si approva o no e a cosa si va eventualmente incontro. Altrimenti, torniamo al caso scoperchiato del prof Guarino (post del 23 novembre).