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Bpm, la banca dove batte un cuore para-sovietico sotto un vestito del crony capitalism

In un'Italia dove addirittura il "colpo di stato" è entrato nel lessico quotidiano (ne parla Berlusconi a proposito della sua decadenza da senatore, lo richiama – in versione municipale- il sindaco di Siena Bruno Valentini riguardo l'aumento di capitale di Mps), l'incertezza è massima. Ma fino a un certo punto, perché in fondo qualche bastione resta saldo. L'amicizia e il caso BPM è uno di questi.

Da Siena a Milano il viaggio è breve. Qui un altro istitito di credito, la Banca Popolare di Milano, è in crisi profonda, e non da oggi. La storia della sua strampalata governance è un classico da studiare. Eppure resiste, col suo cuore para-sovietico che batte sotto il vestito da crony capitalism di serie B. Alzi la mano chi può decifrare fino in fondo le manovre (più piccole che grandi, il capitalismo di relazione all'italiana non ha ambizioni globali) che si vanno imbastendo verso la data del 21 dicembre, quando si svolgerà l'assemblea che dovrà nominare il nuovo sonsiglio di sorveglianza che a sua volta dovà poi indicare il nuovo consiglio di gestione.

Eravamo rimasti (post del 22 novembre) alla corsa tra due anziani amici ex colleghi in vari governi, Piero Giarda e Lamberto Dini) ma poi le cose sono cambiate. Dini si è ritirato ed è rimasto in corsa Giarda con la sua lista "Per la cooperativa Bpm" cementata dai sindacati nazionali (Fabi, Fiba, Fisac, Uilca). Sindacati, esterni ed interni, che secondo Dini (lo ha detto chiaro in una sua lettera al momento del ritiro) vogliono "mantenere lo staus quo della struttura cooperativa, venendo meno alle richieste della Vigilanza della Banca d'Italia" (di cui Dini è stato lungo direttore generale).

Partita chiusa qui (Andrea Bonomi si era già chiamato fuori in precedenza)? Giarda è il grande favorito ed in effetti ha riaffermato il "modello popolare" e la necessità di "mantenere viva la struttura cooperativa". Ma subito dopo è apparsa una nuova, lunga lista concorrente, quella della minoranza interna alla BPM, riunita nel Comitato soci non- dipendenti guidato da Piero Lonardi. Capolista per la presidenza è è lo stesso Lonardi mentre per una vicepresidenza è in corsa Ezio Maria Simonelli, in Cds fino all'aprile del 2012 ed ex candidato nella lista presentata a suo tempo dall'Associazione Amici della BPM, lista poi sciolta per volere di Bankitalia che ne denunciò "la pervasiva interferenza e il potere di orientare le decisioni degli organi sociali". Fattori che configuravano l'Associazione Amici della Bpm "come accordo parasociale in forma associativa".

Ovviamente, dei gravi problemi della banca si parla poco o nulla. Per ora corrono – per le poltrone di comando- molti amici ed ex amici, sindacati dei dipendenti (nazionali, locali, aziendali) e comitati di soci non dipendenti. Se c'è un colpo di stato, neanche se ne accorgono.