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BPM bloccata, la pazienza di Visco (Bankitalia) è finita. Sono avvertiti amici, ex amici, sindacati, dipendenti

Attenzione, la pazienza si sta esaurendo. E non potrebbe essere diversamente. Parliamo della Banca Popolare di Milano (Bpm), una storia difficile alle spalle, un presente di crisi profonda, un futuro più che incerto. Sulla banca attualmente al centro delle grandi manovre in vista dell'assemblea del 21 dicembre (post del 27 novembre) che dovrà nominare il nuovo consiglio di sorveglianza – che a sua volta dovrà poi indicare il consiglio di gestione- la stretta del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, si va intensificando.

Dalla moral suasion informale, preventiva, si era da tempo passati ai messaggi pubblici. Ma anche in questo caso si nota una sostanziale escalation. Nel  giugno 2011, ai tempi della discussione alla Camera dei progetti di riforma per le banche popolari, data per esempio l'intervento dell'allora vice direttore generale di Bankitalia e responsabile della Vigilanza Anna Maria Tarantola, pochi mesi dopo nominata presidente della Rai. Un intervento-quadro sulla materia, con sollecitazioni soft. Ma poi il persistere dei problemi evidenziati dalle popolari, e in particolare dalla grande e quotata in Borsa BPM, ha via via indotto Via Nazionale ad accentuare la pressione. Come nel caso delle ultime "Considerazioni finali" del Governatore all'assemblea di Bankitalia di quest'anno: nessuna citazione esplicita per BPM ma richiamo alle popolari quotate alla trasformazione in società per azioni.

Il monito di Visco era stato raccolto allora da Andrea Bonomi, ma il progetto di trasformazione della governance della banca in una Spa ibrida non passò per il muro eretto dai dipendenti azionisti della banca (oggi sostenitori della lista a sostegno della candidatura a presidente del Cds di Piero Giarda) e per la bocciatura del'assemblea della proposta di introdurre il voto a distanza. Ma attenzione: a giugno si prevedeva che l'indispensabile aumento di capitale di 500 milioni sarebbe stato deliberato da un'assemblea successiva ed eseguito a settembre, cosa che però non è avvenuta. Mentre i problemi, anche in termini di guida operativa, nel frattempo si sono moltiplicati e aggravati (dimissioni dell'ex ad Piero Montani prima del lancio del nuoco piano industriale previsto per il 12 novembre e poi rinviato, mandato ad interim assegnato a Davide Croff, etc)

Così arriviamo alla lettera di Visco e al fatto che "ad oggi codesta banca non ha ancora dato seguito alle richieste della Vigilanza", come scrive il Governatore, la quale si era espressa "affinché l'aumento venisse conseguito quanto prima, al fine di garantire un rapido riallineamento dei livelli di patrimonializzazione agli obiettivi". Visco – che ha risposto no al piano BPM per il rimborso e il riacquisto degli strumenti ibridi- nota che è evidente l'ulteriore rinvio dell'aumento di capitale e che "le criticità nella governance aziendale minano la capacità dell'intermediario di elaborare linee strategiche di medio periodo".

Più che ad un passaggio del pressing, siamo così di fronte all'ultimo, perentorio richiamo di Via Nazionale. Visco dice in pratica che così la BPM non può andare più avanti e che la Vigilanza non starà con le mani in mano. Liste concorrenti, amici, ex amici, sindacati nazionali e no, sono avvertiti.