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Mps, grosso guaio a Sienatown. Ma non solo, perché sul debito pubblico balla Italiatown

Caso MPS e non solo. Da Sienatown all'intera Italia. Siamo mani e piedi dentro il Dicembre choc come da PIT STOP del 2 dicembre. E i problemi si allargano. Per cui sarà meglio, fin dall'inizio della settimana lunedi 9 dicembre, allacciare le cinture, se non altro per precauzione.

Nel suo piccolo (si fa per dire) la vicenda del Monte dei Paschi di Siena è esemplare. La Fondazione, azionista-dominus con il suo 33,5% e stretta tra un sì o un no molto difficile, come è noto ha chiesto di rinviare la ricapitalizzazione della banca per 3 miliardi proposta dai vertici Profumo e Viola a sostegno del loro piano e per rimborsare almeno parte dei Monti bond. In settimana. Profumo e Viola dovranno decidere se accedere all'ipotesi prospettata dalla Fondazione guidata dall'imprenditrice Antonella Mansi, che punta al secondo trimestre del 2014 per l'aumento di capitale.

Ma sbaglia chi pensa che siamo solo di fronte all'ennesimo, duro tornante della storia MPS. O meglio ci siamo, ma la partita a ben vedere è assai più larga. E lo dice la stessa nota della Fondazione MPS (che ha 340 milioni di debiti con 12 banche a garanzia dei quali c'è l'intera partecipazione di controllo della banca e che perderebbe il suo asset a vantaggio dei creditori se il valore di Borsa del titolo scendesse sotto quota 0,128 euro, e venerdi 6 dicembre ci siamo andati vicini) quando parla di "rischio per l'Italia". Senza un rinvio dell'aumento di capitale, dice la Fondazione, la banca "correrebbe il forte rischio di avere nuovi e imprevedibili assetti proprietari, con ripercussioni per l'interesse del Paese, visto che con 23 miliardi di Btp in portafoglio, la banca ha un ruolo molto importante nel collocamento del debito pubblico".

Eccolo qua, il debito pubblico come fattore di rischio. Per il sistema bancario, già alle prese con l'asset quality review e la nuova tornata degli stress test, e per il Paese. Vediamo alcuni dei segnali che sono arrivati negli ultimi mesi fino ad oggi. Prometeia, settembre: perché le banche hanno aumentato gli investimenti in titoli di stato. Fondo Monetario, settembre: il debito "resta la principale fonte di rischio sistemico". Fondo Monetario, novembre (ma la nota tecnica era del luglio scorso): le banche internazionali hanno ridotto del 50% l'esposizione all'Italia, banche ed imprese fra il primo trimestre 2008 ed il quarto trimestre 2012. Moody's, ottobre 2013: le banche italiane troppo dipendenti dalla Bce, il carry trade sui titoli di stato non è più sostenibile. Cannata (Tesoro), novembre 2013: banche italiane ridurranno portafoglio in titoli di Stato. Novembre 2013: S&P'S taglia il rating delle assicurazioni italiane, a partire dalla Generali, e Moody's accende una luce (non benevola) su tutto il settore vita delle assicurazioni, che hanno in portafoglio 24o miliardi di titoli del debito italiano.

Insomma, se consideriamo che le banche a loro volta detengono 396 miliardi, troppi titoli di Stato in pancia (Beppe Grillo ha ricordato addirittura il mostro Alien). Digestione difficile di per sé e complicata dal fatto che: 1) il debito pubblico in tendenziale ascesa è al centro del braccio di ferro tra il Governo Letta e la Commissione Europea; 2)continuano ad infittirsi i rumors di un declassamento ulteriore dell'Italia;  3) la sentenza della Corte Costituzionale sul sistema elettorale "porcellum", di fatto ha delegittimato politicamente il Parlamento e non sarà portatrice di "certezze" agli occhi della comunità internazionale e dei mercati; 4) la "coazione alla stabilità", come la definisce il Censis, non ha fin qui determinato (vedremo mercoledi il discorso del premier Letta per la fiducia della sua nuova maggioranza) la svolta attesa. Grosso guaio a Sienatown, certo, ma forse sarebbe meglio dire a Italiatown.