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Vale molto o poco il semestre europeo a guida Italia? Meglio discuterne nel merito (calendario alla mano)

Ma insomma, quanto vale la PRESIDENZA del semestre europeo? Fino a che punto può essere una SVOLTA (lo ripete spesso il premier Enrico Letta) per l'Europa e per l'ITALIA che presiederà il Consiglio dell'Unione europea, dopo i sei mesi a guida greca (particolare curioso, la stessa coppia del 2003) dal 1° luglio al 31 dicembre del 2014?

Come spesso accade in Italia, è difficile discutere nel merito e si rischia anche in questo caso di finire negli OPPOSTI IMBUTI: quello dell'entusiasmo a prescindere che carica, non senza strumentalità in chiave di politica interna, di grandi aspettative l'appuntamento (fissato con il metodo della rotazione, dopo l'Italia toccherà nel 2015 a Lettonia e Lusemburgo) e quello dello scetticismo assoluto, per il quale una presidenza vale l'altra. Forse, la verità sta nel mezzo.

Il calendario, a prima vista, suggerisce che il 2014 è un anno effettivamente importante per l'Europa. Tra il 19 ed 22 maggio, poco prima del semestre italiano, si tengono le elezioni europee che dovranno misurare l'intensità (crescente) dell'euro-critica politica nei diversi paesi membri della Ue ed in particolare dell'eurozona. Il nuovo Parlamento sarà peraltro co-determinate nella scelta del nuovo presidente della Commissione europea. Ecco infatti la seconda scadenza di rilievo: il presidente della Commissione Ue (il mandato dura 5 anni, il portoghese Barroso è in carica dal 2004) scade il 31 ottobre 2014 e sarà il Consiglio europeo a proporre al Parlamento un nome per la nuova presidenza. Terzo appuntamento: il 30 novembre 2014 scade il presidente del Consiglio Europeo (dal 2009 divenuto organo stabile mentre fino ad allora coincideva con la presidenza del Consiglio europea, rimasta a rotazione, e non sorprenda la complicata governance, anche nominale)  e Herman Van Rompuy non può essere rieletto. Scade, sempre a novembre 2014, l'incarico del "ministro degli esteri" Ue (usiamo questa formula per comodità, il ruolo è assai più debole e vago), la baronessa inglese Catherine Ashton.

L'Italia e il suo governo – fatto sicuramente rilevante- avrà dal primo luglio 2014 in mano l'agenda europea – che Letta vuole orientare in direzione della crescita- e il potere di coordinamento semestrale che spetta alla presidenza del consiglio dell'Unione europea. Dunque, grande potere e grandi prospettive? La prudenza è d'obbligo. Meglio non farsi illusioni ha spiegato di recente su l'Unità l'ambasciatore Rocco Cangelosi, che è stato anche Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non va dimenticato, avverte, che la presidenza italiana viene a coincidere con il periodo successivo alle elezioni del Parlamento europeo. Il che significa che bisognerà attendere almeno fino a ottobre per il rinnovo di tutte le cariche istituzionali: insediamento del nuovo Parlamento ed elezione del suo presidente, elezione del nuovo presidente della Commissione, nomina del presidente stabile del Consiglio europeo e dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. Dunque, "lo spazio temporale residuo per un’azione della presidenza italiana appare molto limitato e attribuire alla presidenza di turno un ruolo determinante nelle vicende dell’Unione europea rischia di essere fuorviante. Non solo -conclude Cangelosi- ma durante la presidenza, l’azione di un Paese a difesa dei propri interessi viene in qualche modo condizionata dalla necessità di tener conto nella maniera più obbiettiva possibile delle posizioni degli altri Stati membri".
Né trionfalismi (e strumentalità) né sottovalutazione del ruolo. Appunto, la verità sta nel mezzo.