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Soldi ai partiti e province: in tempi di crisi le “svolte” non reali fanno più male. Anche tv e giornali siano più attenti

Su finanziamento pubblico dei partiti e caso-province bisogna dire le cose come stanno. E cioè che non sono stati aboliti né l'uno (il finanziamento pubblico) né altro (le province, da anni al centro di un tira e molla politico). A parte il fatto – non propriamente un dettaglio- che un decreto deve essere comunque convertito in legge, che un disegno di legge non è un decreto e deve passare l'esame di tutto il Parlamento (Camera e Senato), che una legge approvata rimanda poi sempre più spesso a decreti e regolamenti attuativi, sulle due vicende in questione sono note le riserve. E i fatti.

Per quanto riguarda il finanziamento pubblico dei partiti, continuiamo a rimandare all'articolo del professor Roberto Perotti sul sito lavoce.info. Per le province, dopo l'approvazione sabato sera alla Camera del ddl Del Rio, al post di Oscar Giannino su leoniblog.it di oggi.

Ma il vero problema, prima ancora di discutere nel merito dei problemi, è doppio. Primo: la classe politica (e di governo, cosa più grave) annuncia svolte che non esistono, torna sui suoi passi senza dare una spiegazione credibile, inonda la rete, i giornali e i talk show politici di interventi per i quali tutto è a portata di mano, comprese le riforme istituzionali che necessitano di un iter parlamentare più lungo e rafforzato (come da Costituzione). Secondo: la bolla mediatica (e qui  tv e giornali hanno il dovere di un vaglio molto più attento e di autocritica) si allarga e dà l'idea all'opinione pubblica che moltte cose sono state "fatte". Quando invece non è così, e passa anche per questa via, in tempi di crisi fortissima, l'accresciuto livore della protesta (e l'idea del "tutti a casa", nella stagione in cui la Corte Costituzionale, abbattendo il porcellum, ha di fatto delegittimato lo stesso Parlamento).

Già le svolte (vere) vanno maneggiate con cura. Ma oggi quelle più pericolose sono le svolte fittizie. Fanno molto, molto più male del solito.