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Col Jobs Act anche il Codice semplificato del lavoro 3.0 di Ichino e Tiraboschi. E’ un atto rivoluzionario

Serve un Codice semplificato del lavoro? Sì, e non a caso l'Italia è il paese  delle troppe, e incomprensibili, leggi. Per cui, avanti con la semplificazione normativa, che è una riforma decisiva anche questa. Il piano che verrà presentato mercoledi 19 marzo a Roma, nel corso del convegno annuale in memoria di Marco BIAGI, il giuslavorista assassinato dalle Br nel 2002, è di quelli da non far cadere. Ed è perfettamente compatibile con il disegno di legge delega – in pratica, il famoso Jobs Act- in lista di presentazione, proprio mercoledi, da parte del nuovo governo di Matteo RENZI.

Si tratta del Codice semplificato 3.0 frutto del lavoro, coordinato da Pietro ICHINO e Michele TIRABOSCHI, messo a punto da 230 esperti riuniti da Adapt (l'associazione fondata da Marco Biagi). Qui la scheda sintetica del progetto. Che parte da questa constatazione: fino al 1970 le leggi italiane in materia di lavoro, in aggiunta a una settantina di articoli dedicati alla stessa materia dal Codice civile, si contavano sulle punte della dita di due mani ed erano per la maggior parte leggibili da chiunque. Oggi occupano migliaia di pagine e, soprattutto quelle dell'ultimo quindicennio, sono per la maggior parte illeggibili anche per gli specialisti. Figuriamoci, aggiungiamo, quali impressioni possono ricavarne gli operatori e gli investitori stranieri.

Meno regole e più chiare, comprensibili per tutti. Anche di questo passo rivoluzionario ha bisogno il mercato del lavoro.