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Lo tsunami Visco (Bankitalia) s’abbatte su imprese e sindacati. Scossa contro l’immobilismo del ristagno

Colpo secco contro i concertisti-frenatori. Il Governatore della Banca d'Italia Vincenzo VISCO (che sabato 29 chiude assieme al presidente di Confindustria, Giorgio SQUINZI, il convegno del CsC a Bari) ha svolto una vera e propria requisitoria di (14 pagine l'intervento, a partire da pag. 8 il capitolo sulla modernizzazione strutturale dell'economia italiana) contro sindacati e imprenditori.

VISCO lo ha fatto in una giornata non qualunque alla LUISS, dove si celebrava il centenario dalla nascita di Guido CARLI. Il Governatore passa in rassegna i passi riformisti di CARLI, ne evidenzia anche le contraddizioni ("un governo del sistema bancario nel quale accordi di cartello e politiche 'repressive' non favorirono la crescita di una imprenditorialità aperta al mercato e alla competizione") e spiega che "il tema della concorrenza -internazionale ed interna al sistema produttivo italiano- fu una delle costanti del pensiero di CARLI. Il quale da presidente di Confindustria (1976-1980) promosse lo "Statuto dell'impresa" che prevedeva la concorrenza e il monitoraggio degli aiuti di Stato. Ma "gli imprenditori non gradirono e la proposta fu lasciata cadere", ricorda VISCO. Poi cita i famosi "lacci e lacciuoli" di carliana memoria (l'ispriratore fu Tommaso CAMPANELLA) concludendo: questi "non erano solo quelli imposti dallo Stato all'impresa, ma anche quelli imposti all'impresa da schemi obsoleti degli imprenditori, e quelli, sociali e sistemici, che impedivano ai giovani più capaci di conquistare il posto che avrebbero meritato nella società". Basta? No. VISCO ricorda anche quest'analisi "sulle forze conservatrici -scriveva CARLI nel 1945- che sequestrano la forza dello Stato a proprio esclusivo vantaggio e bloccano il rinnovamento. Lo Stato moderno non è la ginta esecutiva degli interessi della borghesia (…).

E oggi? I problemi attuali dell'Italia -afferma Visco- "sono molto simili a quelli che si potevano osservare al termine del governatorato Carli (1975, ndr): lacci e lacciuoli, intesi come rigidità legislative burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del Paese". Analisi chiara, senza sconti. "I movimenti della politica, del corpo sociale sono apparsi impediti e l'azione è risultata largamente insufficiente rispetto al bisogno. Le conseguenze dell'immobilismo sono però diverse da quelle che si manifestavano negli anni Settanta: mentre allora era l'inflazione, oggi è il ristagno. La costanza dell'azione riformatrice è essenziale..". La durissima, e quasi minacciosa, risposta del leader della Cisl, Raffaele BONANNI ("Ci sono alte autorità che parlano a vanvera che devono essere molto più attente a come parlano e che stanno giocando allo sfascio") mostra senza ombra di dubbio che l'intervento di VISCO è di quelli forti.

Il numero uno di Bankitalia punta il dito contro l'immobilismo conservatore delle parti sociali. Nel momento in cui il nuovo premier Matteo RENZI mette in soffitta la vecchia concertazione e gioca le sue carte sulle riforme di struttura, il discorso di VISCO è leggibile come un sostegno a RENZI. Ma, soprattutto, è una scossa a un sistema ossificato. Una scossa opportuna, tanto più quando si risponde "attento a come parli".