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Picconata (utile) di Prodi sul pareggio bilancio in Costituzione. “Impulsi suicidi e un favore a Berlino”

Il pareggio di bilancio in Costituzione? Un errore frutto di "impulsi suicidi". E "un favore politico per chi comanda a Berlino". L'ex presidente della Commissione Ue, Romano PRODI, non la manda a dire. La sua analisi di taglio eurocritico nei confronti dell'austerity forzata imposta dalla Germania in Europa non è nuova. Ma questa volta si allarga alla corsa della classe politica italiana nel 2012 (ai tempi del governo d'emergenza MONTI) ad inserire il principio del pareggio di bilancio in Costituzione.

Nel suo editoriale  di domenica 27 aprile sul "Messaggero" Prodi, a poche settimane dalle elezioni europee che potrebbero registrare una forte impennata del voto euroscettico, scaglia una pietra nello stagno del dibattito politico italiano. "Siamo stati costretti – scrive- ad adottare le politiche restrittive che hanno sensibilmente abbassato i tassi d'interesse del nostro debito ma che ci hanno impedito ogni possibilità di crescita, relegandoci ad essere il permanente fanalino di coda tra i grandi paesi europei. Ci si è poi finalmente accorti che, col crollo dell'otto per cento del nostro Pil e cona una crescita sottozero della nostra economia, il debito italiano sarebbe sempre cresciuto".

E' quello che si temeva e che in effetti è accaduto. Ma PRODI colpisce ora ancora più duro. "Nonostante questo, dato che gli impulsi suicidi sono lenti a morire, abbiamo voluto mettere addirittura nella carta costituzionale il pareggio di bilancio della nostra economia. Un favore politico per chi comanda a Berlino ma un assurdo logico perché non si mettono in Costituzione obiettivi che dipendono anche da eventi che non sono sotto il nostro controllo. Tutta questa ginnastica ci è servita finora ben poco perché continuiamo a perdere peso non solo nei confronti della Germania ma anche dei paesi che avevano accettato l'aiuto della Troika…"

Il messagio di PRODI arriva così dritto anche sul tavolo del Presidente del Consiglio, Matteo RENZI, che è impegnato in un complesso negoziato con la Commissione Ue dopo aver comunicato lo slittamento del pareggio di bilancio al 2016 e che dal primo luglio assumerà la guida del semestre di presidenza europea. Ed è altrettanto chiara l'analisi critica sulle scelte della politica italiana nel 2012, quando si decise per l'appunto di mettere il pareggio di bilancio in Costituzione.

Come spessissimo è capitato al nostro europeismo di maniera, il dibattito fu rapidissimo e neanche troppo approfondito. I giornalisti Alessandro BARBERA e Stefano FELTRI, nel loro utile libro appena edito da Rizzoli "La lunga notte dell'euro- chi comanda davvero in Europa", ricordano molto bene uno di quei passaggi del 2012, e cioè il primo voto parlamentare per l'applicazione del Fiscal compact, con il sì a larghissima maggioranza in aprile del pareggio di bilancio in Costituzione. Ad esso seguirà a luglio un altro sì, quello sul Fiscal compact. "La gran parte dei cittadini -scrivono BARBERA e FELTRI- non ha chiaro né cosa significhi né quali siano le conseguenze e non sembrano curarsene granché nemmeno deputati e senatori, che dedicano alla questione la stessa attenzione riservata alla liberalizzazione dei taxi". Voto finale: presenti 498 deputati su 630, 368 sì, 65 no, 65 astenuti. A dicembre 2012, infine, passerà anch'essa a schiacciante maggioranza la legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione (quella che prevede anche l'Ufficio parlamentare di bilancio come organo autonomo e indipendente di valutazione, che ad oggi non è stato ancora costituito).

Gran picconata, quella di PRODI. Utile se non altro a ravviavare uno stanco e infruttuoso confronto tra difensori ad oltranza dell'euro e sostenitori dell'uscita dell'Italia dalla moneta unica.

  • guido |

    io che non sono assolutamente un tecnico vi inviterei a leggere un articolo che è apparso sul sito LK e di cui accludo il link http://www.linkiesta.it/mille-leggende-fiscal-compact . Dalla lettura del testo si deduce che è diffuso un certo terrorismo su una leggi debitamente firmata a livello europeo e che con la dovuta interpretazione non è il male assoluto. Se ci concentrassimo su una vera rivoluzione legislativa adeguata alla nuova competizione globale e non alla conservazione dei privilegi delle categorie forse potremmo ottenere risultati positivi senza scaricare su altri le ns responsabilità(vedi l’ultima uscita dell’evasore fiscale).

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