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Energie rinnovabili e Pmi, nuovo fronte di battaglia Renzi-Grillo. E la stangata retroattiva, all’estero, non piace

La retroattività energetica come quella fiscale? No, proprio no. Che il Governo di Matteo RENZI, che peraltro si è sempre detto favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, intenda tagliare del 10% l'esosa bolletta delle Piccole e medie imprese (PMI) è obiettivo condivisibile e apprezzabile. Il problema - sono necessari circa 1,5 miliardi di euro-  è "come" farlo. Non è una buona idea, ad esempio, tagliare retroattivamente del 20% la remunerazione degli impianti (a fonti rinnovabili) esistenti a fronte di un'estensione a 5-7 anni del periodo di incentivazione (spalmatura, pare obbligatoria, in 27 anni rispetto ai 20 attualmente previsti).

La sola idea (che serpeggia da molto tempo e pare maturata tra i tecnici del ministero dello Sviluppo economico) sta sollevando obiezioni politiche, tecniche e di principio. Politicamente, anche in vista delle prossime elezioni europee, il tema è molto sensibile. I primi a scendere in campo, con un documento pubblicato anche sul blog di Beppe GRILLO, sono stati i tre componenti della Commissione industria del Senato del Mov5Stelle, Gianni GIROTTO, Vito PETROCELLI, Gianluca CASTALDI . Che parlano di "stangata" e di "colpo di mano".

 

Il collega Jacopo GILIBERTO del Sole24Ore ha spiegato bene il 13 marzo scorso sul suo blog "Correnti" lo sfondo politico e teorico, e le prospettive concrete, che stanno dietro questo difficile confronto. E mentre diversi tecnici della materia fanno notare che l'impatto delle rinnovabili sui prezzi dell'energia elettrica all'ingrosso ha determinato un crollo dai 70 euro a MWh del 2008 ai 45 di un mese fa, anche il sistema bancario, oltre quello dei produttori, è in allarme. E non a caso. Le banche hanno finanziato per circa 50 miliardi lo sviluppo delle rinnovabili con finanziamenti a medio termine. Un certo "rischio regolatorio", diciamo così, può essere messo in conto. Ma non se viene ribaltata ogni prospettiva reddituale così come deriverebbe dallo spalma-incentivi retroattivo che si tradurrebbe anche in una crescita delle sofferenze bancarie.

E qui (oltre all'ovvia questione del calo di gettito per lo stesso Stato) siamo ai principi che, sulla carta e non solo, dovrebbero essere duri a morire. Il principio (costituzionale) della non-retroattività è tra questi. E non si dovrebbe imitare lo sciagurato modello fiscale, con le innumerevoli violazioni dello Statuto del contribuente. Siamo di fronte a dei contratti (dove l'impegno e il sostegno del Governo sono stati decisivi) grazie ai quali sono stati realizzati migliaia di impianti che altrimenti non sarebbero nati. E ora che si fa? Si interviene forzosamente cambiando un campo di gioco dove le rinnovabili sono state già oggetto di una pioggia battente e disorganica di misure penalizzanti? Certo, non mancano in questo campo business solo speculativi, ma è così che si combattono le storture? Non si tengono in considerazione gli inevitabili contraccolpi negativi in termini di credibilità e di rispetto della legalità che si produrrebbero sugli investitori esteri, di nuovo interessati (si veda l'incontro milanese della finanza italiana con il fondo BlackRock) all'Italia ora guidata da RENZI?

Ok, tagliamola la bolletta per le Pmi. Ma con i modi giusti e rispettando leggi e contratti. Diversamente, gli oneri aumentano e non diminuiscono.