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Renzi, tre passi alla volta per la rivoluzione. Marchionne ha ragione

Rubrica “Lettere” del Sole24Ore, giovedi 11 settembre 2014. La lettera di Marco Cavicchioli e la mia risposta

 gli ultimi quattro ministri dell’economia, a prescindere dal loro colore politico, volevano ridurre le tasse. E tutti erano consapevoli che il taglio poteva essere finanziato solo con il taglio della spesa pubblica.  In tutti i casi è stato il Parlamento, e non il Governo, ad impedire loro di agire in questo modo, per mere ragioni di comodo dei singoli parlamentari.  Pertanto a mio parere il vero problema politico dell’Italia è il Parlamento.  Ritengo quindi importanti ed urgenti due cambiamenti: il dimezzamento del numero dei parlamentari (perché non ce ne facciamo nulla di mille incompetenti che fanno solo a gara a come distruggere meglio il paese), ed un trasferimento di poteri dal Parlamento stesso al Governo con una riforma presidenzialista, o semi-presidenzialista (ad esempio alla francese). Ma tanto so già che queste riforme saranno bloccate dal Parlamento: come se ne esce? Non ditemi che rimane solo la rivoluzione!

  Marco Cavicchioli

Battuta per battuta, sì che rimane “solo la rivoluzione”, come scrive lei, caro Cavicchioli.  Di cosa altro abbiamo bisogno? Di una lunga transizione, che è un modo per rinviare le scelte? Non ci basta l’esperienza di anni trascorsi tra convegni, gattopardesche denunce sui guasti di un sistema bloccato e guerriglie ideologiche? Naturalmente la “rivoluzione” di cui parlo è quella delle riforme per cambiare l’assetto del Paese in senso più moderno e competitivo, restituendogli un orizzonte di crescita e di ricchezza. E insieme alle riforme del fisco e del mercato del lavoro ci sono quelle istituzionali e costituzionali, come quella del Senato e del titolo V della Costituzione (competenze tra Stato e Regioni) proposte dal governo Renzi.  Proprio il Senato, nel primo dei quattro passaggi parlamentari previsti,  ha votato la sua “autoriforma”,  riducendo da 315 a 100 il numero dei senatori e rompendo il meccanismo del bicameralismo “perfetto” (due Camere con gli stessi compiti).  Non mancano le critiche (nel merito anche puntuali: perché ad esempio non aver previsto anche il parallelo “dimagrimento” del numero dei parlamentati, 630, della Camera dei Deputati?)  e vedremo come andrà a finire, ma siamo di fronte ad un cambiamento e alla “prova” del voto, fin qui, il Parlamento ha retto. Il problema è mandarle in porto, le riforme, e concentrare gli sforzi. “Il Governo scelga tre cose e le faccia”, ha detto nei giorni scorsi il numero uno di Fiat-Chrysler (Fca) Sergio Marchionne: mi sembra un’osservazione pertinente, perché è di fatti che l’Italia ha assoluta necessità.

twitter@guidogentili1