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Se Rossi (Bankitalia) scuote l’albero del dibattito con un’analisi severa sull’Italia bloccata e bancocentrica

Elogio della “buona impresa”, le cui ragioni “sono state neglette in Italia per quasi mezzo secolo da molti imprenditori renitenti alla crescita dello loro imprese e da opinioni pubbliche e politiche inclini a difendere le  rendite, piccole a grandi”. Un “processo”, con tanto di prove fattuali, sulla caccia ai colpevoli della mancata ripresa. E per finire una conclusione che fa molto pensare: “il ritorno sulla strada dello sviluppo non è scontato, né è facilmente alla portata”.

E’ tutto da leggere l’intervento di venerdi a S0ndrio del direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore ROSSI. Un testo che fa giustizia di molti luoghi comuni del dibattito italiano e che spiega la “colpa” storica italiana: aver lasciato nel decennio precedente lo scoppio della crisi nel 2008 “che l’economia s’indebolisse fino a fermarsi, senza agire per contrastare una tendenza di cui non si voleva vedere la natura profonda”.

Ce n’è per tutti, compresi i protagonisti del sistema “bancocentrico” all’italiana. E se da una parte si mette l’accento sull’assoluta necessità di rimuovere i vincoli allo sviluppo. a partire da quelli che frenano il “fare”impresa, dall’altra si chiede agli stessi imprenditori di far crescere le loro imprese, se del caso “separandole dai destini della famiglia”. Ma come ci si stacca dalla flebo del solo credito bancario, accertato, è la tesi di ROSSI, che siamo di fronte ad un fallimento del mercato? Già, perché “ne va della sopravvivenza stessa delle non poche aziende italiane piccole e medie che, pur duramente provate dalla crisi, hanno mercato, capacità innovativa, un patrimonio di tecnologie, potrebbero riprendersi. Metà del nostro PIL si forma presso aziende medio-piccole (cioè con meno di 250addetti). Queste aziende -osserva il direttore generale di Bankitalia- vanno aiutate a crescere, non lasciate morire quando non sono davvero malate terminali”.

Nel breve periodo “va posto riparo al fallimento, a vantaggio di tutti, con un intervento pubblico nelle forme comunque rispettose del mercato e compatibili con i vincoli di bilancio pubblico”. Ecco gli strumenti principali: la garanzia pubblica e le cartolarizzazioni.

Si può essere d’accordo o no. Ma certo l’intervento del direttore generale di Bankitalia è di quelli che pesano e che fanno discutere.