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Alle porte di Eurolandia bussa Qe. E’ americano e risolve problemi. Dopo il flop BCE-Tltro, Draghi lo farà entrare?

Non è andata granché, se proprio non vogliamo parlare di flop, la prima operazione di finanziamento delle banche condizionata (ma la verifica-restituzione dei fondi scade tra due anni) alla concessione di prestiti all’economia reale. Infatti, le banche europee hanno prelevato dalla BCE solo 82,6 miliardi (12 assegnati alle due big italiane, IntesaSanpaolo e Unicredit), dato molto inferiore alle aspettative della vigilia, che ipotizzavano un tiraggio di almeno 135 miliardi. L’operazione Tltro verrà seguita da una seconda a dicembre, con un totale di 400 miliardi di euro a disposizione degli istitui di credito alle banche perché facciano credito alle famiglie e alle imprese. Alla prima operazione hanno preso parte 255 istituti di credito sui 382 che ne avevano diritto. Sulle ragioni del mezzo fallimento e sulle prospettive future interessante l’analisi di Raoul RUPAREL, a capo della ricerca economica del think-tank Open Europe.

Sotto tiro finisce anche la strategia del presidente della BCE, Mario DRAGHI, che sulla carta Tlro aveva puntato molto per ridare fiato alla debole congiuntura europea, e ri-attualizza l’analisi critica del 15 settembre dell’agenzia di rating FITCH (qui il report) la quale prevedeva che la mossa BCE non avrebbe fatto ripartire il credito nei paesi del Sud Europa, Italia in prima linea. Il il tema della piena trasmissione degli imput monetari della BCE resta così un grande problema aperto (qui la mia intervista a “ilSussidiario.net” rilasciata ieri e postata questa mattina sul sito, prima di conoscere i risultati dell’operazione) assieme alla domanda di fondo: la BCE, se davvero vuole dare la scossa, deve entrare o no nell’ottica di un quantitative easing all’americana?

La risposta del maggiore “azionista” della BCE, cioè la Germania, è come è noto negativa per principio. Ma nel momento in cui la presidente della Fed, Janet YELLEN, osserva che l’Eurolandia in deflazione rappresenta ormai un rischio globale e davanti ai deludenti risultati di oggi, fino a quando si potrà evitare di scegliere in direzione di un Qe europeo? Misure non convenzionali “se necessario”, aveva detto DRAGHI. Non è forse arrivato il momento di aprire questa porta?