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Sul tavolo di Renzi il pressing sul debito italiano è più forte (Munchau e Bootle). Ricalcolo Pil non cambia il problema

Il premier Matteo RENZI è negli Stati Uniti e l’Istat, come previsto a motivo di un adeguamento statistico europeo, gli ha trasmesso una buona notizia: il rapporto deficit\pil italiano risulta a fine 2013 a quota -2,8% (era al 3%) mentre il il debito pubblico scende al 127,9% del Pil dal 132,6%. Cambia qualcosa, in attesa che il governo aggiorni (1°ottobre) il Documento di economia e finanza in vista del varo (15 ottobre) della Legge di stabilità? Nella sostanza ovviamente no, e semmai c’è il rischio che il ricalcolo Istat venga interpretato come un maggiore spazio di manovra (allentamento della spending review, per fare un esempio) che si apre ora per la politica economica. I cui margini, in realtà, restano invece strettissimi.

Tanto è vero che sul tavolo americano di RENZI sono atterrate oggi, provenienti da Londra, due analisi affilate che hanno al centro la questione del debito pubblico italiano. La prima è dell’editorialista del “Financial Times” e dello “Spiegel” Wolfgang MUNCHAU, la seconda dell’economista Roger BOOTLE, fondatore e amministratore delegato di Capital Economics, autore sul “Telegraph” di un articolo dal titolo “La soluzione per i guai dell’Italia è abbastanza semplice, uscire dall’euro”.

MUNCHAU afferma che il “fardello del debito italiano è un problema” per tutta l’Europa, che l’Italia presenta una situazione “insostenibile” che porterà ad un default “a meno che non ci sia un improvviso e duraturo cambiamento nella crescita”. Se così non fosse, osserva l’editorialista, “il futuro dell’Italia nell’Eurozona sarebbe in dubbio, e di fatto il futuro dell’euro stesso”. Il problema è che la crescita dell’economia deve essere “più veloce di quella del debito”. Ma sappiamo come stamnno le cose. “Al contrario del Giappone – scrive MUNCHAU- che ha un rapporto debito/Pil del 200% ma è ancora considerato “solvente”, Roma “non può abbassare il tasso di interesse”, non dispone di una “banca centrale che possa finanziare con la moneta i suoi debiti”, “non ha un tasso di cambio da poter svalutare” .  Queste leve sono nella mani della BCE di Mario DRAGHI, ma Francoforte non sta (ancora) comprando titoli di Stato italiani e l’euro – osserva MUNCHAU, “dovrebbe svalutarsi di circa il 60 per cento perché l’Italia possa ottenere una svalutazione di portata simile a quella del 1992, quando la lira lasciò temporaneamente il sistema monetario europeo”.

Solo Draghi può “comprare tempo per Roma”, dando tempo al governo italiano di “implementare almeno alcune riforme”, mentre Bruxelles “potrebbe usare la Bei per lanciare un grande programma di emissione di titoli per finanziare infrastrutture”. RENZI, scrive ancora MUNCHAU, “ha promesso riforme ma non ha partorito nulla” e gli interventi nazionali comunque “non bastano”. “Abbiamo bisogno di un’azione politica estrema e coordinata per permettere all’Italia di crescere, sostenere il debito e in definitiva rimanere dentro l’Eurozona”.

Quanto a BOOTLE sul “Telegraph” (qui il suo articolo integrale), l’Italia è già di fronte all’alternatica secca: o esce dall’euro o si avvia al default. Sì, proprio così, a meno che non succeda qualcosa di “imprevisto” bisogna prepararsi “alla madre di tutti i default sovrani”. L’Italia non cresce dalla fine degli anni ’90, e non tutte le colpe, osserva l’economista inglese, vanno addossate alla moneta unica europea. Però è chiaro che l’euro non ha aiutato e soprattutto è un dato che il sistema politico è stato incapace di introdurre le riforme necessarie. Ora, l’Italia sarebbe molto vicina alla “trappola del debito”, per la quale il rapporto debito\pil continua la sua corsa inarrestabile. Il problema di fondo è la crescita, ma BOOTLE non crede nella combinazione di una spinta della BCE e della Germania, in questo caso in direzione di un allentamento delle politiche di bilancio. L'”opzione radicale” resta dunque l’uscita dall’euro per consentire ad una valuta nazionale debole un boom di esportazioni, una maggiore inflazione, un maggiore gettio fiscale ed un debito più leggero.

Debito pubblico italiano rischio per li’ntera eurozona, Roma in deficit cronico di crescita, occhi puntati sulla BCE per farci guadagnare tempo (ammesso che le riforme si traducano in fatti), nel caso di BOOTLE, addirittura, l’uscita dall’euro come unica, vera alternativa. Come si vede  i punti di contatto delle due analisi sono diversi. Aggiungiamo quello che era emerso già la scorsa settimana (si veda PIT STOP del 16 settembre) e il quadro si completa. Il “caso” Italia, a partire da Londra, si fa sempre più tambureggiante, e a RENZI non resta che accelerare la corsa al cambiamento. Ammesso che basti.