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“Europa in pericolo, ora cambiare”. L’allarme di Renzi prelude ad una mossa italiana? Possibile, anzi auspicabile

“Questo è un momento molto pericoloso, dobbiamo cambiare l’Europa”. In un’ intervista alla rete americana CNN, Matteo RENZI si dice d’accordo con il premier inglese David CAMERON. In particolare, secondo RENZI, va ridotto il peso della burocrazia di Bruxelles (“potere dei tecnocrati” è l’espressione usata dal presidente del Consiglio). Il vincolo del 3% del deficit in rapporto al Pil è “antiquato”, anche se Roma lo rispetterà, ha aggiunto il premier. Si avvicina un’iniziativa politica italiana, visto che siamo nel semestre europeo a guida dell’Italia? Possibile ed anzi auspicabile.

Qui di seguito il testo del mio editoriale sul Sole 24 Ore pubblicato oggi.

Dire che l’Europa è sull’orlo del collasso è dire poco. Più realisticamente si potrebbe notare che nel collasso si è già auto-catapultata da anni, a cominciare dagli errori di gestione sul caso-Grecia. O, forse, bisognerebbe ammettere che la scommessa di partire da un’unione monetaria per arrivare a quella politica, cioè il contrario esatto di quello che storia, economia e logica suggerivano, è perdente e comincia a presentare il suo conto tremendo.

Fatto è che dopo lo “strappo” sul bilancio della seconda economia dell’eurozona, la Francia, hanno parlato la terza (cioè l’Italia) e la prima (la Germania). “Io sto con Hollande, noi rispetteremo il vincolo del 3% ma Parigi ha ragione”, ha detto il premier Matteo Renzi in trasferta a Londra dove ha saldato un nuovo asse anti-austerity con la Gran Bretagna di David Cameron, paese che è fuori dall’eurozona. “Dovete fare i compiti e rispettare gli impegni”, ha tagliato corto la Cancelliera tedesca Angela Merkel rivolta a Parigi e Roma. “Non ci tratti da scolari”, ha risposto Renzi.

Ecco, questa è oggi l’Europa. Non bastasse, da Napoli è arrivata la conferma, via Banca Centrale Europea, che la politica monetaria, nell’eurozona dei maestri e degli studenti discoli, non può fare da supplente e risolvere problemi che non sono alla sua portata, come più volte ricordato da Mario Draghi. I mercati hanno preso atto, Milano è caduta a picco.

Dunque, delle due l’una. O l’Europa, Berlino in testa, mette in campo una nuova politica economica che a partire dagli investimenti necessari e da una riconsiderazione delle regole di governance sia capace di ribaltare le prospettive dell’economia reale o collassa definitivamente.

Mercoledi 8 ottobre si terrà a Milano il vertice europeo sul lavoro. Siamo nel semestre di presidenza europea a guida italiana, cioè della coppia Renzi-Padoan, sul quale erano state costruite, sbagliando, aspettative di successo enormi. Il minimo che si possa fare ora è lavorare per una sterzata, chiara nei modi, nei tempi e nelle risorse, a favore della crescita. Il minimo, che è poi la vera enormità, per non condannarsi al crac, nell’interesse dell’Europa e anche nel nostro.

twitter@guidogentili1