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I consigli anticonformisti di zia Deirdre. Più mercato e virtù borghesi, McCloskey contro Piketty (e 3 Nobel)

Un po’ annoiati per lo scorrere continuo delle “solite” ricette-prediche degli economisti? Stanchi delle disquisizioni europee sulla flessibilità di bilancio e i suoi margini? Volete leggere qualcosa di nuovo sull’economia (anche se dato per la prima volta alle stampe nel 1997)? Non vi piace l’ultima moda, il “PIKETTY- pensiero” (nel senso di Thomas Piketty, l’economista francese autore del libro di culto “Il Capitale nel XXI secolo”)? Volete un giudizio anticonformista sull’Italia? Bene, allora i consigli di “zia DEIRDRE”, come si autodefinisce, fanno al caso vostro. Una buona lettura per il fine settimana.

Zia Deirdre (che prima era un lui, qui tutto quello che volete sapere su di lei) è Deirdre N. McCLOSKEY, autorevole economista e storica all’Università dell’Illinois a Chicago e all’Università di Gothenburg in Svezia. Meritoriamente, l’Istituto Bruno Leoni (IBL) ha ora tradotto e pubblicato il suo libro “I vizi degli economisti, le virtù della borghesia” del 1997. La McCLOSKEY (qualche giorno fa il “Financial Times” ha raccolto il suo parere sulla crisi della classe media) si paragona nel libro “ad una zia affettuosa, decisa a correggere un nipote dal grande potenziale che però ha preso delle cattive abitudini”. Già, perché “quasi tutta la produzione ‘scientifica’ in campo economico, la maggior parte di ciò che appare sulle riviste di settore, non è solo banale -dopotutto, il grosso della scienza è banale, altrimenti avremmo tutti i giorni scoperte come quelle di NEWTON o di EINSTEIN- è anche sbagliata”.

I “vizi” degli economisti sarebbero le tre “cattive abitudini” intellettuali portate nell’economia moderna dai tre mostri sacri, e premi Nobel, del ‘900: Lawrence KLEIN, Paul SAMUELSON e Jan TINBERGEN. Sono i tre vizi dell’osservazione, dell’immaginazione e della politica sociale, e zia Deirdre è severissima. Primo, la convinzione kleiniana che la “significatitività statistica, nel senso tecnico dell’espressione, coincida con la significatività scientifica. Secondo, la convinzione samuelsoniana che le prove di esistenza sviluppate teoricamente alla lavagna siano scientifiche. Terzo, e più importante dal punto di vista pratico, la convinzione tinbergeriana che la prima e la seconda componente della pseudo-scienza – significatività statistica e dimostrazione teoriche- si possano applicare nella costruzione dell’economia politica, per ottenere una sorta di ingegneria sociale”. Tre vizi che secondo la McCLOSKEY hanno poi portato i discepoli (lei stessa è stata tra questi, all’inizio ndr) dei tre grandi economisti a costruire altissimi castelli di sabbia nel piccolo recinto sabbioso-accademico.

E le virtù borghesi? Sono i “valori del mercato” che si specchiano in una (reale) “vita fiduciosa, negoziale e dialettica”, le virtù dell’agorà che “offrono un’alternativa alle virtù aristocratiche della torre d’avorio o alle semplicistiche e pragmatiche virtù campagnole che secondo me, nel loro insieme, hanno ridotto l’economia in un stato deplorevole”. Cose scritte nel 1997, ma che hanno una loro presa e che fanno riflettere anche nel 2014. E l’Italia, oggi, che deve fare? “Innovazione, innovazione….” risponde la McCLOSKEY in un’intervista a La7 di qualche giorno fa. E la fa, l’innovazione? “La classe media, imprenditori, uomini d’affari, inventori…”

I consigli e le analisi di zia Deirdre. In tempi di stagnazione e di umori depressi un piccolo ciclone d’aria fresca. Male non fa, anzi.