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Coraggio imprenditori, siate innovativi come gli scienziati. Rossi (Bankitalia) in lode einaudiana del profitto (e contro il “familismo”)

Si diceva lunedi scorso (Pit Stop del 13 ottobre) che i casi, concomitanti ma per certi versi opposti, di Fiat-Chrysler e di Luxottica avevano il merito di riaprire alla grande la discussione sull’assetto del sistema imprenditoriale italiano. Il tutto, mentre resta caldissimo anche il (collegato) fronte delle piccole e piccolissime imprese,  che non riescono a crescere, risultano poco produttive e efficienti (si veda il confronto con la Germania presentato da Nomisma) e finiscono per andare fuori mercato.

Non si tratta di aprire un processo al capitalismo italiano a trazione familiare bollandolo come superato. Ci sono infatti fior di aziende “familiari”, la maggior parte non quotate in Borsa, che competono con straordinario successo sui mercati di tutto il mondo. Ma ci sono anche cose che non vanno, e comunque sono sotto gli occhi di tutti i freni e gli ostacoli che rallentano e impediscono la crescita delle imprese. Problemi esterni al sistema e problemi interni, che non meritano più un’attenzione sporadica.

La Banca d’Italia, in posizione cruciale e incisiva sul crinale dei rapporti tra banca e impresa, da tempo insiste su questi punti. E ora accelera nell’analisi, con spunti nuovi e assai forti che mette sul tavolo degli industriali, dei banchieri, del sistema politico-istituzionale, a partire dal Governo e dal Parlamento.

L’intervento oggi a Torino del direttore generale Salvatore ROSSI segna un deciso passo in questa direzione. Il tema è quello dell’innovazione nelle imprese italiane, ma le parole non sono di circostanza, visto che la crisi degli utltimi sei anni “ha portato alla luce l’inadeguatezza di una parte rilevante del sistema produttivo italiano”. Di nuovo, torna il confronto con la Germania (su specializzazione produttiva sbilanciata verso settori a basso contenuto tecnologico e eccessiva frammentazione del sistema) ma questi fattori non spiegano tutto.

ROSSI cita infatti il ‘familismo’ “non solo nella proprietà (le imprese a controllo familiare sono diffusisissime anche in Germania), ma soprattutto nel management”. “La presenza di esponenti della famiglia controllante nelle prime linee di gestione dell’impresa è in Italia doppia che in Germania. La gestione familiare, in combinazione con una classe imprenditoriale relativamente anziana, rende carenti l’organizzazione, la capacità innovativa e la propensione all’internazionalizzazione15. Se l’impresa è familiare e piccola, è ancora più difficile l’accesso al credito bancario e al mercato dei capitali, in particolare se si tratta di finanziare innovazioni, cioè attività rischiose su cui le imprese preferiscono mantenere riservatezza. Poiché le asimmetrie informative sono elevate, le risorse finanziarie interne rappresentano di solito la fonte di finanziamento principale della R&S; ma è una fonte dipendente dal ciclo economico e indisponibile nelle start-ups”.

Di qui un avvitarsi del problema che porta, come si legge nell’intervento del direttore generale di Bankitalia, ad un sostanziale blocco. Quanto al versante esterno, la “migliore regola è quella di disegnare buone regole”. E tanta “semplicità” come “fattore di successo” anche se “purtroppo la semplicità ha un nemico nel processo decisionale politico, che è additivo, per la necessità di comporre molteplici istanze e pressioni di interessi di parte”. Conclusione “in lode” einaudiana del profitto (parola storicamente impopolare in Italia). ROSSI ricorda le parole di Luigi Einaudi e dice che oggi non si potrebbe dire di meglio:

“Il profitto è il prezzo che si deve pagare perché il pensiero possa liberamente avanzare alla conquista della verità, perché gli innovatori mettano alla prova le loro scoperte, perché gli uomini intraprendenti possano continuamente rompere la frontiera del noto, del già sperimentato, e muovere verso l’ignoto, verso il mondo ancora aperto all’avanzamento materiale e morale dell’umanità.”

L’innovazione degli imprenditori come quella degli scienziati, la molla dell’intraprendenza per far scattare lo sviluppo: anche di questo c’è in effetti grandissimo bisogno.