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Gli #idonei2015, i non-vincitori perdenti. Un’altra pagina nera dello Stato a concorso

Abbiamo visto nascere gli “esodati”, i pensionati rimasti senza pensione. Ora sono sbocciati gli “idonei”, un nuovo piccolo popolo rimasto anch’esso a metà di un guado. Sono 87 mila, in lista d’attesa per essere assunti dopo essere divenuti “idonei” (ancorché, tecnicamente non tutti “vincitori”) a seguito dei concorsi pubblici. Per la precisione sono 84.048 gli aspiranti ad un’assunzione risultati “idonei”, ma non vincitori per mancanza di posti, e 3061 i vincitori veri e propri che però non stati assunti dagli enti pubblici che avevano bandito i concorsi.

Chi li ha definiti gli “invisibili”, chi i “morti viventi” e oggi le loro delegazioni erano in piazza a Roma, davanti, alla Camera, per protestare. Fatto è che all’ombra di uno Stato che quanto a certezze del diritto garantisce una permanente precarietà (anche il caso del fisco insegna), i nuovi “idonei” si trovano in un imbuto. A torto o a ragione avevano puntato a trovare un’occupazione nella macchina dello Stato centrale periferica, hanno studiato e hanno superato i concorsi ma restano bloccati. Due anni fa la riforma dell’allora ministro della PS D’Alia aveva stabilito il blocco dei concorsi pubblici fino alla fine del 2016 per centrare l’0biettivo di assumere i vincitori ( e gli idonei) senza bandire nuovi concorsi. Poi è arrivata la cancellazione delle Province, uno dei dei cavalli di battaglia del Governo Renzi, e sono emersi 20 mila da esuberi, da ricollocare. Risultato: la legge di Stabilità 2015 ha bloccato le assunzioni nel settore pubblico fino al 31 dicembre 2016, quando cioè scade la proroga delle graduatorie della legge D’Alia, e ha disposto l’assunzione dei soli vincitori dei concorsi per il 2015 ed il 2016. Così, dal primo gennaio 2017 può ricominciare il giro infernale. Prima il congelamento per due anni e poi, quando arriva lo scongelamento per legge, gli idonei non sono più tali ma, come ha scritto bene Paolo Fantauzzi su l’Espresso, diventano gli “scaduti”. E addio all’agognato ingresso nella macchina statale (la quale, va ricordato, continua a garantire contratti diversi e più “sicuri” rispetto al settore privato, come dimostra il caso delle nuove norme del Jobs Act non applicate al comparto pubblico).

Come se ne esce? Non si sa. O meglio, qualcosa si sa. Sempre oggi il ministro per la PA Marianna Madia, rispondendo ad un’interrogazione del deputato Walter Rizzetto (gruppo Misto-Alternativa Libera) e facendo riferimento all’abolizione delle Province, ha spiegato che sono “salvi” i diritti dei vincitori dei concorsi, ai quali nessuno toglie nulla. Diverso il caso degli idonei, i quali “meritano attenzione” ma che – al contrario dei vincitori- non godono di diritti che si possono tradurre in “certezze”. Insomma, il Governo vuole sì “tutelare le loro aspettative” ma oltre un cero punto non può andare. Così per gli idonei resta al momento l’impegno del deputato Aniello Formisano (gruppo Misto), presidente del Comitato per la legislazione, “sulla possibilità di un intervento per prorogare le graduatorie al 2018”.

Magari finirà così, per il piccolo popolo degli idonei a rischio scadenza (a molti dei quali consiglierei però di evitare toni ideologici e affermazioni del tipo “con la nostra stabilizzazione avremmo più investimenti esteri”). Ma certo un’altra brutta pagina è stata scritta dallo Stato che bandisce i concorsi, promuove gli aspiranti macchinisti statali in “idonei” e poi li lascia nell’imbuto dei “non vincitori”. Perdenti.