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L’Italia retroattiva, il Paese che cammina all’indietro

Come possa andare avanti un Paese che cammina all'indietro non si sa. Infatti non cambia e non cresce, perché guarda sempre negli specchietti retrovisori. La retroattività è ormai un riflesso condizionato. Gli spagnoli di Telefonica stanno acquisendo la Telecom, nella cui pancia c'è la rete, infrastruttura di interesse nazionale per la quale da anni si parla a vuoto di separazione o scorporo? Bene (anzi, male) subito si alza qualche coretto per dire che sì, è vero che Telefonica sta rispettando le regole e che non era obbligata a lanciare un'Offerta pubblica d'acquisto, ma in fondo le regole si possono cambiare. In corsa, con effetti ovviamente retroattivi.

L'Iva sale di un punto dal 21 al 22% dal primo ottobre? Attenzione, avverte il Codacons, si prepara una stangata retroattiva: sulle prossime bollette di luce, gas e telefonia riferite a consumi antecedenti il 1°ottobre verrà applicata la nuova aliquota Iva del 22%. Ancora. Sulla Gazzetta Ufficiale è appena comparso il decreto del ministero Giustizia (8 agosto 2013, n°111) che stabilisce, a proposito si spese processuali,  che il costo delle intercettazioni telefoniche le paga il condannato e non lo Stato. Perfetto, ma la norma è retroattiva e scatta dal luglio 2009.

Le violazioni dello Statuto del contribuente, una legge del 2000, si contano a centinaia. Parlamenti e governi di ogni colore non hanno mai esitato a calpestarlo, e con esso la certezza del diritto. Vero, le norme in materia civile hanno un rango diverso da quelle in materia penale (di cui tanto si parla in queste settimane a proposito della Legge Severino e del caso Berlusconi), ma l'articolo 11 delle Disposizioni preliminari al codice civile prescrive che "La legge non dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo". Principio considerato dalla Corte Costituzionale "fondamento dello stato di diritto" con una sentanza del 1981. Peccato che in materia civile il rispetto di questo principio sia rimesso "alla prudente valutazione del legislatore", con la Corte che vaglia sulla base del principio della ragionevolezza. Risultato: basta stabilirlo espressamente (con la parola "deroga", ad esempio) ed una legge non penale o un atto amministrativo possono fare eccezione al "dogma" della irretroattività.

E' così che si consolida il miracolo alla rovescia dell'Italia retroattiva.