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Un partito degli industriali? Votato, sì, ma al fallimento

La lettera di Gianni Rossi al Sole24Ore di giovedi 24 ottobre e la mia risposta

E’ora di prendere atto che tutti i governi che finora si sono avvicendati, vuoi  per incapacità, vuoi per non conoscenza dei reali problemi, vuoi perché alcune forze politiche si sono sempre opposte alle riforme, non sono stati all’altezza della situazione.Anche il decantato governo dei tecnici, che di tecnico aveva poco o niente, ha miseramente fallito e peggiorato la situazione.

Sarebbe ora che la Confindustria, l’unica organizzazione che è veramente a conoscenza della situazione reale del paese, si dia da  fare per risollevare le sorti. Un partito nè destra nè di sinistra ma che sia concreto, razionale, competente e principalmente non ideologico.

Tutti gli industriali sanno cosa hanno bisogno per prosperare e creare ricchezza. Perché questa conoscenza viene sprecata e non messa a frutto?Solo chi ha provato l’incompetenza dei politici sulla propria pelle conosce i reali problemi ed ha le basi per risolverli.

Vogliamo un partito degli industriali, che sia tosto, e che proponga e attui soluzioni valide, che sappia dire di no e che  si opponga a tutte quelle leggi e leggine che non fanno che far aumentare la burocrazia, i costi del lavoro,  le difficoltà del lavoro quotidiano.

Vogliamo meno tasse, meno burocrazia, una giustizia più veloce, pagamenti più certi.

Si chiede troppo?

Gianni Rossi 

Meno tasse, meno burocrazia, giustizia più veloce, pagamenti certi. No, non si chiede troppo. Uno Stato efficiente non lo reclamano, giustamente, solo gli imprenditori ma tutti i cittadini che esigono risposte nei fatti dai governi e dalla classe politica. Deluso dai risultati, lei però chiede direttamente agli industriali di scendere in campo con un vero e proprio partito. Io non credo che sia una buona idea. Perché è bene che ciascuno – e vale ovviamente anche per la Confindustria, la maggiore organizzazione di rappresentanza dell’imprenditoria- faccia al meglio il mestiere che gli compete. Perché un altro partitino non servirebbe. Perché comunque il “Quarto partito”,  per stare ad una formula che Alcide De Gasperi coniò nel 1947, sarebbe votato al fallimento finendo nelle stesse sabbie mobili che, ultimo esempio, hanno inghiottito, prima ancora di provare ad organizzarlo, lo sponsorizzatissimo “partito dei cattolici” (ricorda il convegno di Todi dell’ottobre 2011?). Perché forse mantengono un senso di fondo le parole dedicate agli industriali scritte nel 1919 sull’”Avanti!” da Antonio Gramsci sulla “necessità di tenersi saldamente sulla strada maestra della libertà commerciale”. Parole sulle quali chiuse il suo primo discorso all’assemblea di Confindustria, nel 1976, il presidente Guido Carli.

Guido Gentili