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Ottobre 2011, Merkel, l’euro, Roma. Dallo scoop del WSJ potrebbe spuntare anche il caso Datagate?

Un'inchesta documentatissima, uno scoop che mise a dura a prova la diplomazia tedesca e italiana. Il 3o dicembre 2011 l'articolo del quotidiano americano Wall Street Journal è un fulmine doppio che s'abbatte su Roma e Berlino. C'era qualcosa di più, dietro? Oggi il caso DataGate dello spionaggio statunitense via National Security Agency (NSA) su 35 leader mondiali, tra cui Angela Merkel, rischia di riaprire  una pagina scottante. Quella tra l'altro che vide l'Italia protagonista proprio due anni fa, nell'ottobre del 2011, quando imperversava la tempesta dello spread.

L'inchiesta del giornale americano pubblicata il 30 dicembre 2011, basata secondo il Wsj sui colloquii con due dozzine di politici e sull'esame di molti documenti chiave, rivela che la Cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe giocato un ruolo di primissimo piano nella partita dell'euro e dell'Italia. Erano i giorni della paralisi del Governo Berlusconi-Tremonti, e il Wsj scrive che la Merkel avrebbe chiamato (per telefono) il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, preoccupata che la manovra per le riforme proposta dal governo Berlusconi non fosse sufficiente e che, soprattutto, il Cavaliere non avesse la forza politica per mandarla in porto. Napolitano, sempre secondo l'articolo del Wsj, avrebbe confermato la preoccupazione facendo riferimento ai pochi voti di margine in Parlamento su cui poteva contare Berlusconi.

 Così, citiamo l'inchiesta, "la signora Merkel ringraziò il presidente in anticipo per quello che 'entro i suoi poteri' avrebbe potuto fare per promuove le riforme. Napolitano recepì il messaggio e nei giorni successivi iniziò discretamente a sondare i partiti politici italiani per verificare il (loro eventuale) sostegno ad un nuovo governo se Berlusconi nion fosse riuscito a soddisfare (le condizioni) poste dall'Europa e dai mercati". Fin qui le rivelazioni del quotidiano. Il 12 novembre sappiamo per certo che Silvio Berlusconi presenta la dimissioni e che pochi giorni dopo lo sostiuisce a Palazzo Chigi, alla guida di un governo tecnico, il professor Mario Monti, nel frattempo nominato senatore a vita dal Presidente Napolitano.

Immediate le smentite del Quirinale e della Cancelleria tedesca al giornale americano che tra l'altro accusava la Merkel di aver infranto una regola europea non scritta, quella di non interferire nei rispettivi affari interni degli stati. "Da Merkel nessuna ingerenza", spiega la Presidenza della Repubblica italiana. Nella telefonata del 20 ottobre tra Napolitano e la Merkel non è stata posta "alcuna questione di politica interna italiana, né tantomeno alcuna richiesta di di cambiare il premier. La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell'euro e in materia di riforme strutturali". Da Berlino conferma secca della posizione del Quirinale: "non vi è nulla da aggiungere alla accurata descrizione della conversazione fornita dall'ufficio del Presidente italiano".

Ottobre 2011, ottobre 2013. E se le rivelazioni del Wsj di quel 30 dicembre di due anni fa poggiassero anche su qualche documento top-secret, come i testi delle intercettazioni telefoniche della Merkel? Lo scandalo del DataGate riserverà altre sorprese?