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Ma chi decide sul cuneo fiscale? S’avanza un nuovo e confuso modello di concertazione

Un mistero s'aggira per il Paese: chi, e come, decide sulla riduzione del carico fiscale su lavoro e impresa per mettere più soldi in tasca ai lavoratori e rendere più competitive le aziende, come ha promesso il premier Enrico Letta? Francamente, nessuno lo sa. Curioso, diaciamo così, ma vero.

Sappiamo che la Legge di stabilità tirennale decisa dal Governo ha previsto una riduzione del cuneo fiscale su base triennale di 10,6 miliardi, di cui 5,6 a vantaggio delle imprese e 5 a vantaggio dei lavoratori. Per il 2014 sono stati però stanziati solo 2,5 miliardi, e sono note le riserve avanzate su questo punto: troppo poco, diluizione eccessiva. La Cgia di Mestre e non solo essa, sulla base delle cifre indicate dalla stessa relazione tecnica allegata alla Legge di stabilità, ha parlato di un vantaggio fiscale pari ai 14 euro mese per un lavoratore che percepisce 971 euro netti. La voce.info è andata più sotto: meno di 10 euro al mese sia per il dipendente che per il datore di lavoro.

"Ma non sono cifre vere, dove sono scritte?". ha replicato Letta. Che ha prospettato la possibilità di cambiare la manovra. Ed ecco il punto: chi la cambia? Già, perché lo stesso premier ha fatto riferimento, ovviamente, all'iter della Legge di stabilità in Parlamento, ma ha parlato anche di possibili accordi tra le parti sociali. Cgil, Cisl, Uil e Confindustria giudicano del tutto insufficiente l'ipotesi prospettata dal Governo. Saranno loro – che partono da posizioni comuni ma hanno obiettivi diversi- ad individuare un accordo che verrrà recepito dal governo il quale, a sua volta, lo presenterà sotto forma di emendamento alla legge? La maggioranza che sostiene il governo (e all'interno della quale ci sono idee diverse, ad esempio, tra Pd e Pdl) è d'accordo su questa strada o i partiti manderanno avanti le loro proposte, come sembra oggi? Il Governo, di fatto, ha già lasciato cadere la sua ipotesi?

Di certo, si staglia all'orizzonte un nuovo, complesso e paralizzante modello di concertazione triangolare e insieme parallela governo-parlamento-parti sociali, dove i veti incrociati possono essere i veri protagonisti di questo nuovo negoziato. Il risultato -oltre ad uno strappo di metodo- potrebbe essere un compromesso ulteriore al ribasso. Non se ne sente proprio la necessità.