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Legge elettorale, la riforma che non c’è. In Senato solo divisioni e maggioranze variabili. Meglio saperlo

Addio riforma della legge elettorale? Anni di promesse, anni di lavori parlamentari, tavole rotonde e convegni. Il Governo Monti aveva addirittura prospettato un intervento per decreto, il Governo Letta delle "larghe intese" ne aveva fatto una priorità assoluta. Risultato, mentre si avvicina la data del 3 dicembre, quando la Corte Costituzionale esaminerà l'ammissibilità della questione di illegittimità sollevata riguardo il famigerato Porcellum: la riforma è lontanissima. Praticamente sepolta.

E' interessante leggere i resoconti (integrali) parlamentari della Commissione Affari Costituzionali del Senato (presieduta da Anna Finocchiaro, Pd) delle sedute del 5 novembre e del 7 novembre. La riforma è (o meglio, sarebbe) incardinata qui. Ecco qualche battuta. Donato Bruno (Pdl, relatore): "intervenendo come rappresentante del gruppo Pdl, esprime contrarietà sull'ipotesi di doppio turno e su quella di reintrodurre il voto di preferenza". La senatrice Lo Moro (Pd, relatrice): "in qualità di rappresentante in Commissione del Gruppo, dichiara la preferenza per il doppio turno". Il presidente Finocchiaro (Pd), rispondendo a Calderoli (Lega Nord): "tuttora non esiste un testo unificato al quale riferire eventuali emendamenti, per cui allo stato non è possibile procedere ad una votazione". Luigi Zanda (Pd) "si chiede se possa essere assunta a base dell'esame anche l'ipotesi di riforma elaborata dagli esperti nominati dal Governo che ha recentemente terminato i propri lavori". Donato Bruno (Pdl, relatore) "dissente da tale ipotesi". Poi arrivano alcuni ordini del giorno, ed altri ne arriveranno prima della riunione di martedi 12 novembre, dove si voteranno gli odg e dove potranno formarsi nuove e diverse maggioranze. Per una riforma che non si vede proprio, se non nelle dichiarazioni tattiche di giornata e nei severi appelli alla necessità di mandarla in porto.

PS. Va apprezzata la coerenza di Roberto Giachetti del Pd, vicepresidente della Camera, che è ormai al 35° giorno del suo sciopero della fame contro il Porcellum. Una voce isolata e ferma in un mare di chiacchere.