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Camera e Senato evitino (subito) il ridicolo della doppia Commissione d’inchiesta sul caso Moro

Miracoli del biacameralismo concorrenziale. Procede per ora spedita la corsa parallela di Camera e Senato sull'istituzione di una nuova Commissione d'inchiesta sul caso Moro, il leader democristiano rapito  e assassinato dalle Br nel 1978. Nel post del 4 novembre avevamo cominciato a dare conto – compresi i testi delle proposte di legge- di questa curiosa rincorsa, iniziata alla Camera nel luglio scorso. La questione va all'esame di Montecitorio, in aula per la discussione generale, martedi prossimo 19 novembre. Ma il Senato, che era partito in ritardo a settembre, ha nel frattempo bruciato i tempi e la Commissione Affari Costituzionali (dove si discute anche la riforma della legge elettorale) è già in fase deliberante. Il buon senso, prima dei regolamenti parlamentari, avrebbe suggerito di procedere ad un accordo in modo da istituire una Commissione d'inchiesta biacamerale, formata da deputati e senatori, invece di correre ciascuna Camera con trenta parlamentari per cercare di svelare le stesse, eventuali novità sul caso Moro (non sono bastati cinque processi e due Commissione d'inchiesta parlamentari).

E ora che si fa? Il senatore Miguel Gotor del Pd (storico tra l'altro proprio del caso Moro) precisa che la Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, "per rispetto" della Camera, ha rinviato di una settimana il voto finale – torniamo alla data di martedi 19 novembre- che renderebbe esecutivo il provvedimento con la creazione di una Commissione monocamerale al Senato. L'obiettivo, spiega Gotor, "è evitare un risultato increscioso e paradossale, ossia che vengano istituite contemporaneamente due commissioni sul caso Moro dai due rami del Parlamento con un inutile dispendio di energie, funzioni e denaro pubblico". Così, Gotor auspica che la Commissione Affari Costituzionali della Camera prenda atto della nuova situazione e formuli una proposta di legge che istituisca una commissione d'inchiesta bicamerale che il Senato, a sua volta, "è disponibile a votare quanto prima" .

Vedremo cosa accadrà entro il 19 novembre, quando l'aula della Camera dovrebbe cominciare l'esame del provvedimento. Certo è (e si già andati avanti fin troppo) che lo scandalo delle due commissioni va evitato. Subito, prima di cadere nel ridicolo.