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Perché le nazioni falliscono? Da Rossi (Bankitalia) stoccata liberal sui ritardi dell’Italia

La stoccata compare alla fine, con la citazione del libro di grande successo "Why nations fail", "Perché le nazioni falliscono" (edizione italiana de Il Saggiatore), di due studiosi americani, Daron Acemoglu del MIT e James Robinson di Harvard. Un libro con al centro la tesi che sono le istituzioni a determinare il destino delle nazioni. Prosperano quelle che sviluppano istituzioni inclusive e pluralistiche (dove è incoraggiata l'iniziativa individuale, i livelli di partenza sono uguali per tutti e i diritti di proprietà garantiti). Falliscono quelle che sviluppano istituzioni elitarie e estrattive, strutturate cioè "per estrarre risorse da molti per distribuirle a pochi, dove i diritti di proprietà non sono protetti e gli incentivi per l'attività economica sono insufficienti".

Suona allora in sostanza così, la stoccata: attenta Italia, muoviti perché rischi una fine ingloriosa. Ad affermarlo non è un catastrofista o un politico in cerca di visibilità. Parliamo infatti di Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia, brillante economista e saggista, che il 14 novembre è intervenuto a Milano all'Università Bocconi sul tema "Finanza e crescita dopo la crisi".

Un intervento dettagliato sui problemi strutturali della finanza italiana, caratterizzata da un forte "bancocentrismo"e sui problemi delle imprese caratteristici del modello familiare. Ma alla fine dell'intervento, alle pagine 14 e 15, ecco l'affondo di Rossi, da sempre molto attento ai temi del mercato e della concorrenza. Rossi cita il libro "Perché le nazioni falliscono" (a parità di caratteristiche geografiche e di dotazioni naturali) e spiega che la chiave della tesi degli autori sta "nella qualità delle istituzioni nazionali costruite nel tempo e nei processi politici che le hanno generate". Per cui l'essenza dello sviluppo economico è risassumibile così: "come farsi venire un'idea, fondare un'impresa e ottenere un prestito".

Semplice e naturale. Ma in Italia dove siamo? "In Italia – osserva il numero due di Bankitalia con parole misurate ma inequivoche- la principale fabbrica delle idee innovative (l'università) è appesentita da vincoli legali e gravami burocratici e ideologici; la fabbrica delle nuove imprese è ostacolata innanzitutto da ritardi culturali, nell'ordinamento giuridico e nel costume nazionale; la fabbrica della finanza per le imprese (soprattutto quelle nascenti) è strutturalmente piccola e risente pesantemente della crisi".

L'analisi è tanto lucida quanto dura. "Bisogna uscire dalla crisi rapidamente per limitare i danni alla struttura produttiva esistente", conclude Rossi. "Ma bisogna al tempo stesso pensare al futuro, pensare il futuro", per cui il sistema finanziario deve evolversi e cambiare "per sostenere il rinnovo della struttura produttiva, vitale per il nostro Paese" . Rischia moltissimo, l'Italia.