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Da Giavazzi a Quadrio C., che baruffa sulla Cdp, il nuovo film del desiderio. Story di Macchiati, e c’è anche Frankenstein

Insomma, questa onnipresente Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ci piace o no come veicolo per le privatizzazioni? Di sicuro il problema "divide" gli economisti e non solo. Un bello scontro  a distanza ravvicinata con sullo sfondo una brillante analisi su cosa è davvero la Cassa presieduta da Franco Bassanini.

Ha cominciato martedi 19 novembre Francesco Giavazzi, professore della Bocconi e editorialista di punta del Corriere della Sera. L'articolo, titolato "Privatizzazioni un po' per finta", è una rasoiata. "Non si chiami 'privatizzazione' il trasferimento di proprietà di un'impresa alla Cdp", società controllata dallo Stato con l'80%. E ancora: "sarebbe bene fermarsi, non è con gli artifici contabili, anche se formalmente consentiti dalle regole europee, che si dimunisce l'indebitamento e si aiuta la crescita"; "trasferire la proprietà di un'azienda pubblica dallo Stato alla Cdp è un modo per non privatizzarla mai…"

Non la pensa così Alberto Quadrio Curzio, professore dell'Universita Cattolica di Milano e editorialista del Sole24Ore. Controrasoiata con un altro articolo, oggi, mercoledi 20 novembre, verso quelli che definisce i "dogmi liberisti" (quelli di Giavazzi per intendersi, ndr): per le vendite delle aziende di stato "consideriamo anche la Cdp, azienda privata di mercato, pur essendo posseduta dallo Stato per l'80% (e dalle fondazioni bancarie al 18%, aggiungiamo, ndr) e perciò è sbagliato dire che le cessioni di partecipazioni alla Cdp non sono privatizzazioni o addirittura dire che sono mere partite di giro a carico del contribuente".

E proprio la Cdp è stata di recente oggetto di una brillante story-analisi di Alfredo Macchiati, professore alla LUISS di Roma e direttore generale della Cassa conguaglio per il settore elettrico, sulla rivista "mercato conconcorrenza regole" (n°2 2013, editore il Mulino) diretta allora dall'ex presidente dell'Antitrust Giuliano Amato, nel frattempo nominato giudice costituzionale. Il botta e risposta tra "l'ingenuo" e "l'informato" proposto da Macchiati è tutto da gustare. Un esempio. Doamnda dell'ingenuo: "Ma perché il Tesoro vende alla Cd e non al mercato o non vende almneo parte della Cdp?Dico vendere a qualche investitore privato, morfologicamente più accativante delle Fondazioni, quelle create dal dottor Frankenstein (riferimento a Giuliano Amato, il ministro che le creò e che si autoparagonò poi a Frankenstein, ndr). Risposta dell'informato: il modello è quello della Kpw tedesca e lì di vendere non ci pensano proprio…"

Amato? Nell'editoriale di presentazione (anonimo, ma comunque riferibile alla direzione) della rivista che pubblica l'analisi di Macchiati, si parla di Cdp come "l'unico strumento rimasto" per le tante missioni che "potrebbero richiedere istituzioni diverse ma che in concreto della nostra realtà istituzionale e delle nostre urgenze sono ricadute tutte" sulla Cdp. La quale,, trasformata in società per azioni (dall'allora ministro Tremonti nel 2203) e messa fuori dal perimetro statale sul modello della gemella tedesca Kpw, "è sembrata la più adatta per tutte le missioni, intanto perché c'era e poi perché poteva e può assolvere a fini pubblici senza soggiacere ai vincoli che gravano, con il patto di stabilità e Maastricht, sul settore pubblico". E davvero la storia, come scrive alla fine, Macchiati, non è finita.