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La politica italiana farebbe bene a chiedere in prestito Lord Lawson. Un serio rivoluzionario

La "rivoluzione liberale tradita" è ormai un classico del pensiero critico su Berlusconi e il berlusconismo: tutto vero. E si dice anche (non da tutti, per carità) che avremmo avuto bisogno di una Thatcher: altrettanto vero. Ma potremmo accontentarci di un tipo eccezionale alla Nigel Lawson (Lord inglese), 81 anni -e dunque per i nostri standard sufficientemente maturo- già Cancelliere dello Scacchiere (cioè ministro delle Finanze) e stretto collaboratore di Margaret Thatcher.

Lord Lawson è stato premiato nei giorni scorsi a Milano dall'Istituto Bruno Leoni, nel corso di un frizzante "Borsetta party" in onore della Lady scomparsa quest'anno. Il suo speech (che domani comparirà sul sito dell'IBL e che oggi è sintetizzato sul quotidiano Il Foglio") è stato molto applaudito. Giocava un po' in casa, Lawson, in una serata milanese liberal-liberista, ma non è questo il punto. Il suo piccolo capolavoro – da uno che l'ha fatta- è stato spiegare in cosa può  consistere una "rivoluzione liberale" per un Paese bloccato (e in forte deficit decisionale, come dimostrano i rinvii odierni del governo Letta) e in crisi profondissima.

Regno Unito, fine anni Settanta. "Eravamo visti, tanto all'interno quanto all'esterno dei nostri confini, come una nazione dal grande passato e senza futuro. Erano anni tetri e scoraggianti…Thatcher promise di imboccare una via radicalmente diversa dal passato…era necessaria una leadership risoluta e ciò significava offrire un chiaro senso della direzione in cui ci stavamo incamminando, dandone un'idea che fosse comprensibile a tutti, a prescindere che fossero o meno d'accordo….il thatcherismo può essere descritto come una costellazione di valori e convinzioni, una miscela di rule of law, moneta solida, mercati liberi, discipolina finanziaria, saldo controllo della spesa pubblica, basse aliquote fiscali, patriottismo o nazionalismo (la differenza sta tutta nell'occhio di guarda) e un tocco di populismo… una delle delle peculiari caratteristiche dl governo Thatcher era la misura in cui era disposto ad ampliare i limiti del politicamente possibile, in democrazia vi è sempre un limite a quel che è politicamente possibile, ma la maggiora parte dei leader politici ha un'idea ingiustificatamente prudente di dove si trovi tale confine…" E così via, per "ricostituire un capitalismo di libero mercato".

Infine il messaggio all'Italia, definito paese "speciale". "Il vostro popolo dispone in abbondanza di tutte le qualità necessarie per creare una fiorente economia di mercato, in particolare intraprendenza e immaginazione…ma troppo spesso la vostra intraprendenza e immaginazione sono soffocate da uno stato oppressivo e imponente cui si accompagna inevitabilmente la corruzione". Bella lezione, quella di Lawson il rivoluzionario che la politica italiana dovrebbe chiedere in prestito. Uno che nel 1981, per spiegare che un governo forte non significa controllare ogni aspetto della vita della nazione, coniò la formula "gli affari del governo non sono il governo degli affari".