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Da Rossi (Bankitalia) e Ottaviano (LSE) una lettura nuova sull’Italia bloccata. Poca ICT (e management in ritardo)

Grande (e dura) lezione di storia passata e contemporanea. Vanno lette assieme le analisi del 29 e 30 novembre del direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, e di Gianmarco I.P. Ottaviano, professore alla London School of Economics (LSE). Pur se da angoli di osservazione diversi, sia l'intervento di Rossi sia l'articolo di Ottaviano, firmato assieme a Fadi Hassan del Trinity College di Dublino, offrono una lettura non scontata sulle radici della crisi italiana e le prospettive del Paese. Lettura che sarebbe di grande utilità per la classe politica e dirigente fin troppo avvezza a ripetere gli stessi, logori copioni.

E' la produttività (calante) del sistema, il vero cappio al collo dell'Italia, al centro delle due analisi. Rossi -che parte dalla storia post-unitaria- usa la chiave interpretativa (PIT STOP del 17 novembre, titolo: "Perché le nazioni falliscono, da Rossi stocata liberal sui ritardi dell'Italia") della connessione demografia-istituzioni-politica e osserva tra l'altro che tra il 1951 ed il 1973 il prodotto pro capite aumentò in media ogni anno di oltre il 5% e la produttività del lavoro di quasi il 6, "i migliori risultati di sempre nella storia postunitaria del Paese". A spingere la crescita, dice Rossi, fu la dinamica della produttività totale dei fattori, con grandi guadagni di efficienza derivanti dal progresso tecnico e organizzativo. Negli ultimi vent'anni non c'è stata invece crescita proprio per la mancanza del progresso tecnologico in particolare sul fronte delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, l'ICT come da acronimo inglese (il tasso medio di crescita annuale della produttività toale dei fattori è rimasto superiore a un punto percentuale negli anni Novanta, è sceso dello 0,3% nel periodo 2000-2007 fino a divenire negativo durante la crisi recente, -0,8%) .  

E' qui che stanno il problema e la necessità del salto anche politico in direzione di istituzioni diverse (inclusive e non estrattive) dove la giurisdizione sia al servizio del cittadino e sia come dice Rossi "la fabbrica di un servizio pubblico" e non una giurisdizione intesa "come valore trascendente da affermare a qualunque costo e in qualunque tempo".

Ma la caduta della produttività generale e la bassa intensità negli investimenti e nella diffusione dell' ICT come fattore decisivo della crisi attuale sono al centro anche dell' analisi di Ottaviano, corredata da alcuni grafici molto chiari. La rigidità del mercato lavoro c'entra poco con la crisi attuale, nota il professore della LSE. Piuttosto, bisogna considerare altre rigidità, quelle "non meritocratiche" di un management che il salto lo deve ancora fare. 

Dalla lezione congiunta di Rossi e Ottaviano ce n'è per tutti, politici, burocrati, manager. Lettura nuova e obbligata.