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Soldi&Partiti: restituire i rimborsi pubblici, sì. Se Grillo vi ha rinunciato, vuol dire che si può fare

Finanziamento pubblico (e colpe) dei partiti, il decreto Letta, i rimborsi, la proposta di Renzi e i fatti di Grillo: risposta a un lettore (Sole 24 Ore, giovedi 19 dicembre)

Bravo Matteo Renzi che cerca di portare dalla propria parte l’elettorato dicendo che rinuncerà già da subito al rimborso elettorale. Ancora meglio Beppe Grillo che chiede di restituire il pregresso. Nessuno che si preoccupa di capire come verrà compensato il mancato gettito dei partiti. Togliere dal bilancio di un partito in perenne crisi finanziaria un centinaio di milioni significa condannarlo alla bancarotta immediata. La soluzione sarebbe di compensare con contribuzioni volontarie da detrarre dalla dichiarazione dei redditi, tutto in regola come negli Usa.
Lettera firmata

(Guido Gentili) Prima una notazione di metodo. La discussione sul finanziamento pubblico dei partiti dovrebbe essere “patrimonio”, diciamo così, dell’intera classe politica cosciente dei propri errori e ritardi e non proseguire per strappi personali (che pure ben vengano, visto lo storico stallo e l’aggiramento col sistema dei rimborsi del risultato del referendum voluto dai RADICALI nel 1993, quando gli italiani si espressero per l’abolizione del finanziamento). Detto questo, aggiungerei il fatto, non irrilevante, che l’accelerazione del governo LETTA con il suo decreto non è risolutiva e presenta molte ombre, come questo giornale ha subito rilevato. In particolare, rimando all’analisi che il professor ROBERTO PEROTTI ha svolto sul sito lavoce.info: "gli annunci sono una cosa, la realtà è un'altra".

Riguardo al fatto che BEPPE GRILLO, sui rimborsi elettorali, chiede di restituire il pregresso e che “nessuno si preoccupa di capire come verrà compensato il mancato gettito” per i cui i partiti rischiano la “bancarotta immediata”, capisco le preoccupazioni dei vari tesorieri che hanno conosciuto stagioni ben più spensierate. Ma mi fermo qui, nel senso che i partiti dovrebbero fare proprio questo: cominciare a restituire i rimborsi (il M5STELLE vi ha rinunciato dall’inizio, ed è un fatto, così come sono fatti gli scandali che abbiamo tutti sotto gli occhi). Tra l’altro, proprio dal PD (che storicamente si fonda su un apparato esteso e costoso) sono venute nei giorni scorsi considerazioni interessanti da parte del nuovo “correntone” di MATTEO RENZI: si può rinunciare a molti milioni di euro subito tagliando molte spese (inutili e/o sbagliate) senza che questo significhi mettere sul lastrico impiegati e funzionari del partito. Quanto al futuro sì, l’orizzonte può essere quello degli USA e del REGNO UNITO. Tenendo però conto di quanto analizzato di recente dal think tank Competere.EU: i partiti italiani sono all'anno zero del fundraising per la politica e la disaffezione dei cittadini è oggi altissima. Per colpa dei partiti, non di altri.

 

  • arthemis |

    La detrazione è comunque finanziamento pubblico. Non sono contraria al finanziamento in sé, deve solo essere ragionevolmente comparato al bisogno (non così alto che si inventino a posteriori spese bislacche per giustificare quanto prelevato).

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