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Soffiano i venti di Marchionne e Renzi. Ma non a Sienatown, come mostra il caso MPS

Novità, ma non solo. Sì,  da ovest tira forte il vento di Sergio MARCHIONNE, innovatore di grosso calibro, dopo la brilante operazione Fiat-Chrysler. Mentre l'Italia politica è bersaglio della libecciata (vento da sud ovest) di Matteo RENZI, il nuovo leader del PD che gioca d'attacco con l'effetto sorpresa, rivoluzionando l'agenda di una politica ancora immersa nella "pausa" festiva.

Ma sotto, nelle stive della (ancora) barcollante nave-Italia, vento non ce n'è. L'aria è un po' sempre la stessa. E qua e là, riecco le nazionalizzazioni e le Fondazioni, parole antiche e nuove insieme. Esemplare il caso MPS, la banca di Sienatown con i numeri a terra.

Succede questo. La Fondazione (guidata dalla giovane imprenditrice Antonella MANSI) che controlla la banca blocca l'aumento di capitale previsto dai managers PROFUMO e VIOLA, e ha ragione oggi Franco DEBENEDETTI a notare con il suo articolo sul "Foglio" che la Fondazione (molto indebitata) si è legittimamente mossa per tutelare il suo patrimonio. Intanto, mentre Beppe GRILLO dice che a questo punto MPS va nazionalizzata subito (prima che diventi "l'agnello sacrificale" chiesto dalla Germania), si riaffaccia l'ipotesi di un intervento di sistema delle Fondazioni, riunite in una cordata "salvatrice" (da quale però si è già sfilata la Compagnia San Paolo di Torino).

A sua volta, la Confindustria di Siena chiede l'intervento della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che dovrebbe muoversi con il suo controllato Fondo Strategico Italiano (FSI). La Cdp è una banca pubblica controllata dal Ministero dell'Economia (che vigila sulle Fondazioni) e partecipata dalle stesse Fondazioni, che grazie ad una favorevole governance dell' istituto hanno un ruolo co-strategico e decisivo nelle scelte della banca stessa. Ora, non si tratta certo di riaprire una guerra di religione sul ruolo delle Fondazioni (che in assenza di investitori istituzionali hanno "supplito" ad un deficit cronico di sostegno all'economia), ma non si può neanche chiudere gli occhi di fronte al fatto che proprio a Siena l'intreccio indissolubile tra Fondazione e politica è all'orgine di un modello distorto che ha condotto infine ad un disastro, per il quale lo stesso Tesoro non può dirsi esente dalle responsabilità. Perché alla Fondazione senese è stato per esempio consentito di controllare la banca per anni con una quota superiore al 50%?

Sta di fatto che si riparla di nazionalizzazioni e di cordate delle Fondazioni per un intervento "di sistema". Non è un vento di cambiamento, e neanche aria fresca.