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Saccomanni intona Beethoven e chiede nuove norme. Ma su Legge stabilità assaltata in Parlamento ha solo “visto”

L'aveva detto, l'ha fatto. Il Ministro dell'Economia, Fabrizio SACCOMANNI, intona l'Inno alla gioia della nona sinfonia di Beethoven. Ma con qualche stacco da sottolinere. Sulla legge di stabilità, ad esempio.

Un passo indietro. Alla vigilia di Natale 2013, per la precisione il 23 dicembre (giorno in cui il Governo LETTA otteneva la fiducia alla Camera sul decreto "Salva-Roma", salvo poi doverlo ritirare il giorno successivo per l'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio NAPOLITANO) il ministro dell'Economia dichiarava tra l'altro : "Stamattina leggendo la stampa mi sembra di sentire il Dies Irae del requiem di Verdi, ma in Italia oggi molti cantano 'all'alba vincerò' e spero l'anno prossimo canteremo l'Inno alla gioia della nona di Beethoven".

Arrivata la Befana, nella lunga intervista di Massamo Giannini su Repubblica (qui una breve sintesi), ecco di fatto le prime note dell'Inno alla gioia. Per Saccomanni il 2014 sarà l'anno svolta, la ripresa sarà più solida, le tasse scenderanno, "quello dello spread è una mia battaglia personale, vuol dire che i mercati prendono atto delle buone cose che abbiamo fatto in questi mesi", nessun disagio del Commissario per la spending review COTTARELLI, la stabilità politica è decisiva e così via, all'insegna di un forte ottimismo.

Non mancherà di far discutere, l'intervista. Qui voglio solo ricordare un punto particolare. Alla domanda su "l'assalto finale alla diligenza" in Parlamento, SACCOMANNI risponde così: "Per storia personale e formazione culturale non sono pratico di assalti alla diligenza. Certo una tendenza ad aumentare spese e tasse l'ho vista. Ma a me stava a cuore mantenere inviariati i saldi finali e l'impianto innovativo su cuneo fiscale e investimnti, e ci sono riuscito. Detto questo, visto che questa prassi è stata ampiamente stigmatizzata dalle stesse forze parlamentari e della società civile mi auguro che si prendano iniziative di tipo normativo e regolamentare per evitare che in futuro si ripetano".

Ora, a parte il fatto che la legge di stabilità prevede più tasse nel 2014 per 2,1 miliardi (il saldo dell'avere e del dare fiscale) e più spese per 3,6 miliardi e che è saltato l'automatismo per il quale le maggiori risorse frutto della spending review e della lotta al'evasione fiscale venivano convogliate al rafforzamento della riduzione del cuneo fiscale su lavoro e impresa, non ci capisce il ruolo, di fatto, di "spettatore" del ministero dell'Economia nella fase parlamentare più calda. E non si capisce perché debbano servire nuove norme per bloccare gli assalti alla diligenza. Queste già ci sono (PIT STOP del 26 dicembre). Addirittura, lo prescrive la legge di riforma della contabilità della finanza pubblica approvata nel 2009 e che istituisce proprio la legge di stabilità. Al ministero dell'Economia, e al Governo, dovrebbero essere i primi a saperlo. E a farla rispettare, invece di invocare nuove leggi.