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Renzi l’eterodosso sarebbe piaciuto a Montanelli ma è indigesto ai volponi del circo politico-mediatico. Ed è un pregio

Scrisse a ragione il grande giornalista e scrittore Indro MONTANELLI che "in una Nazione e in una società gregarie e ortodosse come le nostre, l'unico coraggio veramente difficile e meritorio è quello dell'eterodossia e della protesta". Bene, quanto a eterodossia politica e comunicativa, Matteo RENZI la svolta l'ha già fatta. Radicale e rapida come si conviene per un paese sotto questo profilo imbalsamato come l'Italia.

Non so come finiranno i casi della legge elettorale e delle grandi riforme condivise con Silvio BERLUSCONI e il suo partito. E non so nemmeno se RENZI riuscirà ad andare fine in fondo, per responsabilità sua o per gli ostacoli che gli verranno posti di traverso. Però una finestra l'ha aperta e un po' d'aria fresca circola.

Gli hanno dato del "piccolo Silvio" e dell'"avanguardista". Gli hanno consigliato, i politici di lungo corso (vecchi e no), e i volponi (spelacchiati e no), del circo mediatico, la prudenza assoluta, il mezzo passo indietro o laterale, la pausa di riflessione mediatoria, il rispetto di antiche prassi, la genuflessione di fronte alla stabilità politica intesa ormai come categoria dello spirito. E in qualche modo si sono sentiti un po' tutti sollevati quando assieme ad Angelino ALFANO ha presentato il libro annuale di Bruno VESPA. Ma il sollievo è durato poco.

RENZI non è un ortodosso e gioca a rompere i giochi. Accoglie il condannato BERLUSCONI nella sede del PD. E' un tipo lesto di marketing a sorpresa che attacca al muro del suo ufficio la foto del vecchio sindaco di Firenze LA PIRA  e quella di Fidel CASTRO che gioca a golf con CHE GUEVARA. E' diretto e veloce, parla chiaro con un vocabolario comprensibile alla grande massa degli italiani. Rifiuta di prestarsi al balletto del debuttante nella politica, predilige l'attacco e non la difesa, ha capito la lezione comunicativa del berlusconismo come fattore d'innovazione politica e l'ha sviluppata. Superandola in agilità e puntando anche i fortini di Beppe GRILLO.

Vedremo come finirà. Però uno che dice "per sapere come è andato l'incontro con Berlusconi Enrico Letta ha dovuto chiamare lo zio Gianni" (La Stampa di oggi, articolo di Federico GEREMICCA), è un fuoriclasse dell'eterodossia. Sarebbe piaciuto a MONTANELLI, e soprattutto funziona da sghiacciatore del paese imbalsamato.

  • Francesco |

    Bellissimo articolo 🙂

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