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Né l’ottimismo né le grandi riforme alzano ora il Pil. Più domanda sì. De Nardis (Nomisma) coglie nel segno

Ma come? La ripresa non era forse già tra noi, finalmente convincente? Niente da fare, i numeri di dicembre su produzione industriale (-0,9%), sofferenze bancarie (+24,6% sui dodici mesi), prestiti (ancora in forte calo) smentiscono l'ottimismo di maniera e politicamente strumentale, atterrando pesantemente sul complicato confronto politico sulle sorti del Governo LETTA.

A dire le cose come stanno (e come ragionelvomente staranno) è il capo economista di Nomisma, Sergio DE NARDIS. "La previsione di uno 0,3% del Pil in ottobre-dicembre 2013 diventa più difficile. Un piccolo segno positivo per l'attività economica nel quarto trimestre non è escluso, ma è diventato più a rischio". Insomma, potremo ancora forse attestarci su un +0,1-0,2%. Il che non significa una ripresa forte e duratura. Non a caso, la Banca d'Italia (lo ha fatto sabato il Governatore Ignazio VISCO) continua a parlare di crescita "debole" e soprattutto "incerta", al contrario delle previsioni e delle convinzioni ("la crisi è passata", ha detto nei giorni scorsi il premier LETTA) del Governo.

Dunque è possibile anche che la ripresa del 2014 – stimata dal Governo a +1,1% e a +0,7% da Bankitalia, Istat, FMI- possa essere ancora più flebile. E di fronte a questa prospettiva – ha commentato DE NARDIS- non si può ripetere la storia dell'assenza di riforme strutturali e nemmeno quella della complessità delle pratiche burocratiche. Sono ricette necessarie nel lungo periodo, ma insufficienti nell'attuale fase: senza un'adeguata domanda aggregata che torna a tirare non rivredemo la crescita, nemmeno in un'economia per miracolo flessibile e sburocratizzata".

Considerazione realistica. Alla quale va aggiunta anche la (positiva) notizia che se una ripresa in fondo al tunnel potrà avvicinarsi, questa sarà a trazione lombarda. Già, perché secondo PROMETEIA il Pil della regione-locomotiva dovrebbe salire nel 2014 dell'1,3%, il doppio (se non di più) della prevista media nazionale. Resta il fatto che anche in questo caso sono soprattutto le esportazioni a tirare, il che ripete un "miracolo" silenzioso delle imprese italiane. Ma senza ripresa della domanda interna, un tasso di sviluppo nazionale non da "zerovirgola" resterà nel cassetto.