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Se inizia il derby tra Economia e Palazzo Chigi, Renzi e Padoan, discontinuità e continuità. Allacciare le cinture

"Padoan sceglie la squadra di Letta per mettere in sicurezza il Tesoro", titola oggi "Repubblica". Mettere "in sicurezza"? Chi sta dando l'assalto al palazzo dell'Economia, dove è appena entrato l'ex numero due dell'Ocse, Pier Carlo PADOAN? L'articolo di Roberto MANIA spiega che il nuovo ministro dell'Economia, dicastero-chiave anche per la posizione dell'Italia in Europa, avrebbe pronta la sua squadra: capo gabinetto Roberto GAROFALI, consigliere di Stato e già capo dell'ufficio legislativo degli Esteri con Massimo D'ALEMA,  segretario generale di Palazzo Chigi con il governo LETTA; vice capo di gabinetto Luigi FERRARA che "collabora con LETTA dai primi anni Duemila"; capo della segreteria tecnica Fabrizio PAGANI, consigliere economico dell'ex premier LETTA.

Insomma LETTA "con la sponda di D'ALEMA" (fondatore assieme a Giuliano AMATO del pensatoio ItalianiEuropei, di cui è stato direttore PADOAN, ndr) avrebbe "conquistato" l'Economia, e la scelte del ministro dell'Economia non sarebbero "dispiaciute" al Quirinale nel senso che offrirebbero "la garanzia della stabilità e della continuità".

In attesa di conferma o smentita di un simile organigramma, che fa RENZI? Il nuovo capo del governo non ha ovviamente voce in capitolo nelle scelte sulla squadra del ministro (che ha appena chiamato al timone del Tesoro, concordando l'opzione con lo stesso Presidente della Repubblica NAPOLITANO, a sua volta in collegamento informale con il presidente della BCE Mario DRAGHI e il Governatore della Banca d'Italia Ignazio VISCO). Tuttavia non si può non notare che la staffetta LETTA-RENZI tutta è stata meno che all'insegna della condivisione e della continuità e che ora i più stretti collaboratori dell'ex premier (peraltro dal profilo professionale non discutibile) potrebbero diventare - se verrà confermato il quadro fatto da "Repubblica"- il cuore pulsante dell'Economia. Cosa che per altri versi non sembra nemmeno preoccupare troppo l'ex sindaco di Firenze: il suo governo, tranne pochissime posizioni, presenta i volti di molti "non renziani". E RENZI, per dirigere al meglio la sua politica (tutto, meno che continuista), si sta attrezzando a Palazzo Chigi, immaginando che sarà questo il Palazzo-motore (o cabina di regìa se si preferisce) che convoglierà le sue energie e le sue scelte di grande impatto riformista. Una scommessa forte.

Vedremo come andranno le cose. Di certo, se (alla vigilia, peraltro, di una stagione nutritissima di nomine pubbliche) inizia il derby dei palazzi del potere, tra Economia e Presidenza del Consiglio, tra continuità e discontinuità, insomma un tira e molla quasi istituzionalizzato e sul quale peserebbero anche gli equilibri interni al PD, ci sarebbe di che preoccuparsi.

Certi precedenti lo dimostrano. Nel 2004, l'allora ministro dell'Economia TREMONTI fu silurato dal cosiddetto subgoverno FINI-CASINI nell'esecutivo BERLUSCONI. Tornò trionfalmente alla guida dell'Economia con il governo Berlusconi nel 2008 ma nel 2010 ricominciarono le frizioni tra Palazzo Chigi ("sviluppista") e Tesoro ("rigorista"). Nel 2011 la rottura politica tra Berlusconi e Tremonti che fu una delle cause che portò alla resa del governo Berlusconi.

Il derby tra Economia e Palazzo Chigi è sempre ad alto rischio, quali che siano le motivazioni. E l'Italia, comunque, non se lo può permettere. Nel caso, allacciare le cinture.