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La guerriglia sul cuneo fiscale “per quote” è un pessimo film. Così affonda una classe dirigente

Spettacolo per ora da dimenticare sulla riduzione del cuneo fiscale, mossa unanimemente considerata come decisiva per innescare una ripresa vera. L'attesa per le decisioni del Governo RENZI previste per mercoledi prossimo è punteggiata da una guerriglia di posizionamento che vede (malamente) impegnata l'intera classe dirigente italiana. A partire da quella politica e di governo.

Sul piatto ci sarebbero 10 miliardi (e con quali coperture finanziarie è tutto da vedere: si vocifera anche dell'incredibile possibilità di maggiori entrate fiscali una tantum). Ora, non è nemmeno chiaro del tutto come questi 10 miliardi entrano nella partita degli stanziamenti già stabiliti dalla Legge di Stabilità approvata dal passato Governo LETTA e che vede 3 miliardi stanziati per il 2014 e 10 miliardi nel 2015. Ma non è soprattutto chiaro quale strada si intende seguire: i 10 miliardi verranno utilizzati, e in che misura relativa, per alleggerire i conti delle imprese (riduzione dell'odiata Irap, vera e propria tassa sul lavoro) o per appesantire le buste paga dei lavoratori (meno Irpef)?

Il dilemma si trascina da molti giorni. Un brutto film tra qualche scomoda, e poco sottolineata, verità. Di certo non è utile disperdere le risorse nella vana speranza di accontentare un po' tutti. Basta ricordare che nel 2007 il Governo PRODI stanziò per la riduzione del cuneo 7,5 miliardi, di cui il 60% destinato alle imprese ed il 40% ai lavoratori (splamato su una fascia molto ampia). Il risultato fu un flop. Oggi l'Italia ha bisogno sia di rilanciare la domanda e i consumi sia di alzare la competitività delle imprese. Non possiamo svalutare il cambio della moneta ma (per di più in una stagione di euro molto forte) dobbiamo grosso modo ricavarne gli stessi effetti. Inoltre, occorre tenere a mente (lo ha ricordato di recente anche il prof Guido TABELLINI) che da quando è scoppiata la crisi dell'euro nel 2008 l'Italia – che non cresce ormai da quindici anni- risulta essere l'unico paese del fronte Sud in cui non si è ridotto il costo del lavoro per unità di prodotto.

L'ideale sarebbe avere a disposizione almeno 20 miliardi per combinare gli effetti positivi. Ma visto che – salvo sorprese- ce ne sono solo 10 che si fa? Inutile dire che i sindacati sono tra qualche distinguo (Luigi ANGELETTI, leader Uil) favorevoli a concentare le risorse sulla riduzione dell'irpef e che gli industriali (anche qui, con qualche distinguo, il presidente di Confindustria Veneto, Roberto ZUCCATO, favorevole alla strada-irpef) si aspettano un taglio forte dell'irap. E mentre c'è nel complesso poca attenzione sul fatto che una riduzione secca degli oneri sociali e contributivi su lavoratori e aziende avrebbe forse gli effetti più immediati, la politica fa le sue calibrature, mentre all'interno del governo affiorano diverse impostazioni. Il premier RENZI sarebbe per una suddivisione 70% irpef 30 irap, il leader dell' NCD e ministro dell'Interno Angelino ALFANO punterebbe a un salomonico 50-50, i vice ministri dell'Economia Enrico MORANDO e dello Sviluppo economico,  Carlo CALENDA, giocherebbero tutta la posta sull'irap, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan per ora non si sbilancia ma è "accreditato" per una preferenza Irap. E così via.

Film pessimo, questo sulla guerriglia da posizionamento preventiva. Che anche il neonato governo RENZI non in grado di fare scelte forti, quale che sia la direzione di marcia? Che la sola strada, in Italia, sia quella di decidere per "quote", in modo da dare il "segnale" a tutti? Il solito "primo passo" con annessa promessa per un altro passaggio successivo? Una concertazione, la solita, al ribasso?

La classe dirigente (politica e non solo) e il nuovo governo sono di fronte ad una prova molto seria. Oggi in un'intervista al "Fatto Quotidiano" l'ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo ZAGREBELSKY parla di una classe dirigente che "dirige un bel niente", di "formicolio della lotta per occupare i posti migliori nella rete dei piccoli poteri oligrachici", di decadenza ad "un livello culturale imbarazzante". Analisi a tinte troppo fosche? Può darsi. Però la guerriglia sul cuneo non autorizza alcuna forma di ottimismo.