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Fisco, dal 1994 la carica delle mille leggi. Non sempre le riforme sono un successo: da Bankitalia analisi severa

Fisco: riformare è difficile e, a volte, non è detto neanche che funzioni. Anzi, se non si procede col passo giusto e con idee chiare, può produrre anche gravi danni da incertezza normativa.

Nel momento in cui tanto si parla di riduzione del cuneo fiscale, è bene non dimenticarsi qualche dato di struttura sul sistema fiscale italiano così come si è evoluto (o meglio involuto) nel tempo. Una notazione significativa è contenuta nell'analisi che due dirigenti di Bankitalia, Paola SESTITO e Salvatore CHIRI, hanno svolto nei giorni scorsi al Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul fisco portata avanti dalla Commissione Finanze.

Utilizzando un indicatore della complessità legislativa basato sulla lunghezza dei testi normativi (adottato anche dall'amministrazione britannica), si ricava che dal 1994 a oggi la lunghezza delle leggi tributarie italiane è aumentato di quasi due terzi. Sono ormai più di mille i provvedimenti rilevanti -spiega Bankitalia- con una crescita di oltre un terzo. "Vi hanno contribuito le numerose riforme succedutesi in questo periodo: considerando il solo reddito d'impresa, se ne possono individuare almeno tre (riforma VISCO del 1996-1997, riforma TREMONTI del 2003-2004, riforma IAS-IRAP del 2006-2008" (governo PRODI, ndr).

Riforma può non essere dunque. di per sé, sinonimo di successo. "Gli stessi processi di riforma – rilevano SESTITO e CHIRI- possono contribuire a creare temporaneamente una maggiore incertezza, anche perché spesso risultano incompleti e incoerenti, e richiedono quindi interventi e integrazioni da parte dell'Amministrazione finanziaria per l'interpretazione e l'applicazione".

Che si fa, allora, basta delegificare a tutto spiano? Non è detto. La prosa di Bankitalia è piana, ma l'analisi molto affilata: "L’idea di una delegificazione nella produzione di norme tributarie è in sé corretta, in quanto volta a velocizzare l’attività del legislatore e ad assicurare una maggiore sintesi e chiarezza dei testi di legge. Non di rado, però, si è ecceduto nel senso opposto, rinviando a provvedimenti d’attuazione anche la determinazione di aspetti fondamentali della disciplina; la successiva lenta o mancata emanazione di tali provvedimenti ha determinato la sostanziale inattuabilità delle norme o uno stato di prolungata incertezza sulle loro conseguenze in un campo, quello tributario, caratterizzato da scadenze cogenti".

"Non di rado". Bankitalia ha richiamato tre riforme, a partire dal 1994. Vent'anni dopo verifichiamo che la produzione normativa è aumentata (e non è scesa l'incertezza). Ci hanno provato – nel caso del reddito d'impresa- il Centrodestra di BERLUSCONI e due governi di Centrosinistra guidati da PRODI. Riformare è difficile, e a volte complica invece di semplificare. Meglio ricordarsene sempre.

  • nicola |

    Sono cose logiche e pacificamente scontate su quanto osservato dai due analisti della Bankitalia.
    Non capisco come i soloni PRODI;VISCO;TREMONTI,per non parlare di CIAMPI,hanno prolificato tanto ben di Dio in materia Fiscale e Tributaria da produrre, ma con tanto ritardo, indignazione oltre che dai cittadini-contribuenti (però pecoroni) anche da parte di commercialisti ed esperti di semplificazione impositiva. Era ora che si desse peso a quanto avvenuto.

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