Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La caduta del Muro del Cnel, un test per le parti sociali. Si cambia o no?

Abolire il CNEL (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro), ecco un buon test per misurare la volontà di cambiamento. Dopo la scossa del Governatore di Bankitalia Ignazio VISCO (Pit Stop di venerdi 28) che ha criticato i ritardi e l'immobilismo di sindacati e imprese ("parole sacrosante", ha commentato il premier Matteo RENZI, contrario a riattivare il metodo della concertazione), la reazione delle parti sociali è stata dura. Ciascuno per il mestiere che gli compete, sindacati e aziende – al massimo livello di Cgil, Cisl , Uil e Confindustria- hanno replicato che cambiare è nelle loro corde e che, in sostanza, è la Banca d'Italia a sbagliare analisi.

In attesa del prossimo round di una partita tutt'altro che chiusa, un piccolo ma significativo esame-finestra sulla reale propensione al cambiamento delle parti sociali può essere fatto sulla cancellazione del Cnel, operazione alla quale punta ora il Governo RENZI. Il Cnel è un organo previsto dalla Costituzione, entrato in funzione nel 1957 e segnalatosi fin qui per un'utilità e una produttività che rasentano lo zero. Il Cnel "consiglia" il Parlamento e il Governo e ha "iniziativa legislativa". Dal 1957 ad oggi ha elaborato (solo) 14 progetti di legge, ma in più di mezzo secolo non uno è stato approvato. Per il 2014 il bilancio di previsione del Cnel prevede entrate statali per 20 milioni. I 64 consiglieri "rappresentanti delle categorie produttive" (che non brillano per presenza nelle commissioni di lavoro)percepiscono un'indennità annua lorda di 25 mila euro (circa 1300 euro netti al mese) più rimborsi spese per viaggi in Italia e all'estero. Il presidente (oggi Antonio Marzano, ex ministro del governo Berlusconi) guadagna 213 mila euro l'anno.

Di fatto, sindacati e imprese hanno sempre considerato il Cnel come un comodo rifugio integrativo dove inserire i loro rappresentanti (molti dei quali a fine carriera). Nei giorni scorsi i sindacati hanno scritto al Presidente della Repubblica Napolitano per chiedere una riforma dell'istituto e scongiurarne la cancellazione. Sabato 28, sul quotidiano cattolico l'Avvenire, Francesco RICCARDI notava che i segretari di Cgil, Cisl e Uil "brillano per assenteismo, sono i primi a non credere nel ruolo del Cnel, che negli ultimi due anni hanno disertato sistematicamente". Ad esempio nel 2012 si sono tenute 11 assemblee mensili e i leader Susanna CAMUSSO, Raffaele BONANNI e Luigi ANGELETTI sono risultati sempre assenti.

Dell'abolizione del Cnel, in questi 57 anni, si è parlato spesso. Ma il "muro", alla fine, non è mai caduto ed ha resistito più di quello di Berlino. Le parti sociali sono davvero propense a voltare pagina? Bene, ecco il piccolo test della cancellazione del Cnel. O dentro o fuori. E niente riformicchie per tenerlo sempre in piedi, il Muro del Cnel.