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La Camera indaga. E scopre che per Tpl, il buco nero dei trasporti, servono 6,330 mld di contributi pubblici

Tpl, il buco nero dei trasporti. E' in votazione la relazione finale sull'indagine conoscitiva (8 mesi di lavoro) che la Commissione Trasporti della Camera, presieduta da Michele Pompeo META (Pd), ha svolto sul Trasporto pubblico locale. Qui, a partire da pagina 65 del bollettino parlamentare, il testo del documento. Assai interessante, e che certifica – oltre alla complessa normativa che lo sorregge- lo stato comatoso di un settore (116 mila addetti, fatturato di 10 miliardi, 60% dei costi riconducibile al costo del personale) in grave deficit e in debito, oltre che finanziario, di credibilità politica, centrale e locale.

Basta ricordare che la dotazione del fondo pubblico, cifrata oggi a 4,929 miliardi, risulta insufficiente: servirebbero 6,330 miliardi. Per aziende nel complesso inefficienti e coi conti terremotati: i ricavi da traffico nel 2011 erano pari ad una quota di appena il 27,5% mentre la quota relativa alla compensazione pubblica in conto esercizio ammontava al 55,9%. L'evasione tariffaria ammonta a 450 milioni. Il contributo pubblico al settore a 2,2 euro al km contro una media Eu di 1,4. Parco veicoli vecchio: età media di 11 anni rispetto ai 7,7 dei principali paesi europei.

Che fare? Oltre al consueto richiamo alla lotta all'evasione tariffaria, si suggerisce tra l'altro non un aumento generalizzato del costo dei biglietti ma una "differenzazione dei prezzi che tenga conto sia delle condizioni di reddito dell'utente sia delle modalità e dei tempi di utilizzo del mezzo", la previsione (come nella sanità) di procedure di commissariamento e attivazione di piani di rientro che possano far leva anche sul fisco, distinzione dei ruoli tra ente titolare del servizio e società affidataria della gestione. Un elemento di grave criticità, spiega il documento, "dipende infatti dalla sovrapposizione e commistione dei ruoli, con conseguente pregiudizio alla distinzione delle responsabilità che si registra tra questi due soggetti. D'altra parte, altrettanto frequente è il caso in cui la società affidataria partecipa con l'ente pubblico alla definizione degli strumenti di indirizzo o di programmazione, quando addirittura nei fatti non lo sostituisce nella predisposizione di tali atti".

La confusione (voluta) che conosciamo, e che produce perdite e disservizi ma assicura poltrone e potere. Si muoverà qualcosa?

PS. Nel corso del dibattito, il presidente Michele Pompeo META ha proposto alla Commissione di Trasporti di presentare un emendamento costituzionalein occasione del prossimo dibattito sulla "grande riforma" proposta da RENZI. Un emendamento che "configuri il diritto ai trasporti all'interno della Costituzione come diritto universalmente riconosciuto, al pari di sanità e istruzione". Buona idea, perché il diritto ai trasporti, in Italia, è ancora un'incompiuta.