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Uno stallo di nome Upb. Sull’ Ufficio parlamentare di bilancio troppi silenzi e veti politici incrociati

Il pasticcio Upb di cui temevamo già alla fine di dicembre, quando fu pubblicato l'avviso per la presentazione delle manifestazioni di interesse dei candidati, non si risolve. E anzi si complica. Parliamo dell'Upb (l'Ufficio parlmentare di bilancio indipendente sul modello del temuto Congressional Budget Office statunitense), previsto dalla normativa che ha introdotto il principio del pareggio di bilancio in Costituzione e istituto alla fine del 2012 dalla relativa legge di attuazione.

Dal 21 marzo 2014 è visibile sul sito della Camera l'elenco (cui seguono i dettagliati curriculum) dei 66 soggetti – da ADDIS Elisabetta a ZINNO Paolo- che risultano in possesso dei requisiti per la candidatura a membro del Consiglio dell'Upb. Secondo le norme, i 3 membri del Consiglio dell'Ufficio, di cui uno con funzioni di presidente, sono nominati d'intesa dai Presidenti di Camera e Senato nell'ambito di 10 soggetti indicati dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato (a maggioranza di 2/3 dei rispettivi componenti). Ma ci sono già state due fumate nere: né il 3 aprile né il 1o aprile le Commissioni sono riuscite a votare la rosa dei 10 soggetti sulla cui base i Presidenti Laura BOLDRINI e Piero GRASSO dovranno scegliere i tre timonieri dell'Upb.

La partita è cruciale. L'Upb è stato sollecitato più volte da Bruxelles. E non a caso. Si tratta, dice la legge, dell'organismo "indipendente per l'analisi e la verifica degli andamenti di finanza pubblica e per la valutazione dell'osservazione delle regole di bilancio" che "opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione". Un ruolo che si commenta da solo, di garanzia per l'Europa e per gli stessi mercati finanziari.

Ma i problemi attuativi sono diversi, e spiegano anche lo stallo attuale. La Banca d'Italia (come da audizione del 2012 di Daniele FRANCO, poi chiamato dal ministro dell'Economia SACCOMANNI alla guida della Ragioneria generale dello Stato, con la quale l'Upd dovrà necessariamente interfacciarsi) e l'Istat avevano suggerito al Parlamento di varare un organismo a trazione monocratica. Ma il Parlamento aveva già scelto una strada diversa, evidentemente più congeniale ad un eventuale "dosaggio" politico: si era allora nel 2012, ai tempi del Governo MONTI sorretto dalla sua "strana maggioranza" tripolare (Pd, Pdl, Udc).

A loro volta le procedure per la composizione del Consiglio a tre dell'Upb "d'intesa" tra i due presidenti delle Camere, confermavano e garantivano un'operazione in stile bicameralista perfetto sulla base di accordi politici tanto allargati quanto di ferro. Con relativa riemersione del metodo dei "veti incrociati", che puntualmente è tornato ora a galla. Né l'elenco dei 66 candidati (con i relativi cv) scioglie altri dubbi: poche le candidature di valore assoluto, diversi possibili conflitti d'interesse o di opportunità (se non formali, di fatto), diversi "richiami" sullo sfondo delle appartenenze politiche. 

Lo stallo, insomma, non deve meravigliare. Ma preoccupare sì, perché la credibilità di un ufficio del Ufficio del genere non ammette sconti e i ritardi nelle procedure di nomina confermano la criticità della situazione.

NB. Rosa di 10 nomi e 3 nomi finali. Quante donne? Nell'elenco dei 66 ce ne sono (appena) 8. Di sicuro diverse di loro figureranno tra i 10 nominativi. O una, o anche due, o addirittura tre – è tutto possibile- saranno nel Consiglio dell'Ufficio. Però, che siano donne o uomini, funzioni prima di tutto una sola bussola: quella dell'esame rigoroso e completo dei curriculum.