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Libertà d’impresa, fabbrica, profitto: ecco il nuovo manifesto di Confindustria e l’effetto Renzi-Guidi

Libertà d’impresa, Fabbrica e Profitto: ecco il manifesto dell’assemblea di Confindustria nel 2014, svoltasi pochi giorno dopo lo storico successo di Matteo RENZI e del PD alle elezioni europee.

Su questi punti, sia il presidente Giorgio SQUINZI, sia il ministro dello Sviluppo economico, Federica GUIDI (imprenditrice, già presidente dei Giovani industriali) hanno usato parole e analisi non di circostanza di fronte da una platea che li ha applauditi convinta. Nessuna nostalgia della vecchia “concertazione” (tema notoriamente indigesto per il nuovo premier, come anticipato non presente di persona all’assemblea), un’ammissione autocritica (sugli investimenti nell’ICT, formazione, innovazione: “Forse non abbiamo fatto abbastanza in passato”, ha detto SQUINZI), un’assunzione forte di responsabilità (“Chi corrompe fa male alla propria comunità e fa male al mercato, produce un grave danno alla concorrenza e ai suoi colleghi, queste persone non possono stare in Confindustria”, ha esclamato il presidente).

Ma  è sulla libertà d’impresa, la fabbrica e il profitto che gli industriali (e il Governo, ascoltato l’intervento, centrato nei toni e nella sostanza, della GUIDI) giocano le loro carte per costruire “l’Italia nuova”. Per SQUINZI l’articolo 41 della Costituzione (dove si afferma che l’iniziativa privata è libera) questo diritto “non è più garantito e Confindustria non lo può accettare”. Chi fa impresa “è spesso trattato come un nemico della legge o un soggetto che tenta di aggirarla, non esiste luogo al mondo in cui asset industriali strategici possano essere di fatto gestiti dalla magistratura in opposizione col potere legislativo” (riferimento alla vicenda Ilva, ndr). Basta con la “criminalizzazione del profitto e con la dilagante cultura antimprenditoriale, “solo un imprenditore che fa profitti può investire. innovare e creare occupazione”, ha aggiunto Federica GUIDI. Che si è riferita alla “fabbrica” come luogo primario della crescita (“vanno bene gli alberghi e i ristoranti pieni, ma…”), ri-sdoganando di fatto una parola un po’ dimenticata: la “fabbrica che investe, esporta e innova”.

Lessico rinnovato, concetti forti, “voglia” di stare dentro i processi del cambiamento. L’effetto-Renzi (al quale Confindustria chiede le riforme) si è fatto sentire tra gli industriali. Che sia una svolta è sicuro. Fin dove porterà lo vedremo.