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Bonus-Renzi, la Corte Conti scivola sul “benaltrismo”

Non sarà fonte di miracoli, ma da qui ad essere un “surrogato” “improvvisato” (nella stessa logica di un “contributo di solidarietà” qualunque), francamente, ne corre. Parliamo del bonus di 80 euro deciso dal Governo Renzi, a proposito del quale la Corte dei Conti scivola sul terreno sdrucciolevole del “benaltrismo” (“è necessario ben altro”), formula assai ricorrente nel dibatttito italiano.

Nel loro rapporto 2014 i giudici contabili premettono che si tratta di una “misura rilevante sia per gli obiettivi perseguiti, sia per l’impatto sui conti pubblici, sia per la sua estensione che coinvolge circa 11 milioni di contribuenti Irpef, sia per il beneficio arrecato a ciascuno dei soggetti interessati”. Di più. Gli effetti del bonus misurati in termini di riduzione del prelievo, rileva la Corte dei Conti, “non registrano precedenti nei quaranta anni di storia dell’Irpef”.

Un provvedimento storico, dunque. Che evidentemente ha anche dei limiti. La Corte ne indica due: restano esclusi oltre 29 milioni di contribuenti (compresi 15 milioni di pensionati) il che “offre il destro per richieste di estensione del perimetro dello sgravio”); l’esclusione dei dipendenti incapienti “determina paradossali ricadute sotto il profilo distributivo (ad esempio il soggetto con un reddito di 8147 euro, essendo troppo “povero” non paga nulla di Irpef e non ha diritto a vedersi riconosciuto il bonus 2014 mentre il soggetto appena meno povero con reddito di 8148 euro paga 1 euro di irpef e solo per questo ha diritto a percepire i 640 euro del bonus).

Il problema, sostengono i magistrati, è che  il superamento storico dell’identità “un contribuente, un reddito” rende difficile  la manovrabilità della politica fiscale, in particolare quella centrata sull’irpef. E “c’è una sorta di limite sociologico e di psicologia sociale a modificare la struttura dell’irpef: la riluttanza del decisiore politico ad assumere decisioni di natura tributaria in una prospettiva che non si configuri come uno sgravio generalizzato”. Succede così, afferma la Corte, che scelte selettive “siano affidate a strumenti surrogati ed improvvisati: dai prelievi di solidarietà ai bonus, ai tagli retributi tout court. Tutte scelte che allontanano e rendono più difficile l’attuazione di un disegno razionale, equo e strutturale di riduzione e di redistribuzione dell’onere tributario”.

Già, sarebbe meglio procedere alla Grande Riforma di struttura. Ma da quanti anni se ne parla? Chi ha provato a metterla in pista e con quali risultati? E nel frattempo cosa si fa, in piena emergenza-crescita, per cercare di rilanciare la domanda interna? Il bonus di 80 euro, lanciato anche in chiave elettorale (l’aveva ammesso subito lo stesso Renzi) sarà frutto di un’improvvisazione ma di sicuro mette qualcosa in tasca a 11 milioni di contribuenti. E rappresenta una scossa (anche psicologica). Vedremo se sarà possibile allargare la platea (Renzi lo ha promesso a pensionati, incapienti e partite iva, ma l’operazione si presenta difficile in termini di sostenibilità finanziaria) e verificheremo cosa porterà in termini di aumento dei consumi e di sostegno alla domanda. Di certo  è un fatto (con un suo peso storico) e non una chiacchiera sulla Grande Riforma.