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Riforme e Renzi, questione di metodo. E di coincidenze. Da Popper a Schmidt, da Padoan a Marchionne passando per Stiglitz e D’Alema

Riforme tutte e subito o graduali? Col consenso come bussola irrinunciabile o anche senza, se necessario? Pare un discorso filosofico (e al fondo lo è davvero, come vedremo) ma la sfida posta dal “metodo Renzi” -impostazione a raffica, confronto con le parti sociali ridotto al minimo- pone un problema serio. E coincidenze che si accavallano. Così, prima di partire alla volta di Napoli (dove alla serata di gala del summit dei Governatori europei era seduto al tavolo del presidente della BCE Mario DRAGHI assieme al Governatore di Bankitalia, Ignazio VISCO) il ministro dell’Economia Pier Carlo PADOAN ha rilasciato a Marco Valerio LO PRETE de “Il Foglio” un’intervista dove difende il governo dei “calzoni corti” e dove  contesta il premio Nobel americano Joseph STIGLITZ, ampiamente citato da Massimo D’ALEMA (di cui PADOAN è stato stretto collaboratore) nel caustico intervento contro RENZI alla direzione del Pd di lunedi scorso su lavoro e art. 18. E’ sbagliatissimo fare riforme del mercato del lavoro in piena recessione, aveva infatti sentenziato, in pratica, l’accoppiata virtuale STIGLITZ -D’ALEMA.

Invece no, dice chiaro PADOAN a LO PRETE nello stesso giorno in cui RENZI spiega a Londra le sue riforme al premier inglese David CAMERON e alla City e mentre il battagliero ex ministro delle Finanze, Francesco FORTE, rilascia un’intervista a “Il Sussidiario.net” in cui afferma che PADOAN “vuole fare bollire RENZI a fuoco lento per fare un piacere a D’ALEMA” con politiche che nell’arco di un anno avranno un duplice effetto, “creare una situazione ancor più negativa per l’Italia ed erodere i consensi del premier RENZI”.

“Mi spiace per STIGLITZ di cui ho grandissima stima-nota PADOAN- ma le riforme si fanno sia in recessione che in espansione, quello che cambia ai fini dell’implementazione è il consenso”. Cioè? “Ovunque le riforme strutturali di successo hanno avuto un elemento in comune: il governo è stato bravo a spiegare i suoi obiettivi, parlando direttamente ai cittadini e avendo pazienza nell’attendere i risultati”. Risultati che evidentemente si trasmettono con più facilità in una fase di crescita.

Consenso e pazienza. Analisi affilata, quella di PADOAN, ministro italiano dell’Economia assai critico con l’impostazione tedesca in Europa e per l’Europa ed in sintonia, diciamo così, con lo storico messaggio di un padre nobile della socialdemocrazia tedesca, l’ex Cancelliere (da 1974 al 1982) Helmut SCHMIDT, oggi ultranovantenne “oppositore” delle politiche merkeliane. Un altro riformista a tutto tondo che scrisse (qui il suo articolo) di aver imparato la “pratica delle riforme graduali dell’economia, della società e dello Stato” dal grande filosofo Karl POPPER, scomparso esattamente vent’anni fa. I cambiamenti “grandi e repentini” sono rischiosi, osservava SCHMIDT, perché “mettono a rischio la libertà dei cittadini giacché, in caso di insuccesso, possono essere corretti solo con sacrifici molto maggiori di quanto non sia possibile facendo solo un piccolo passo…” D’altra parte, scriveva l’ex Cancelliere, “la ricerca del consenso e del compromesso delle costituzioni democratiche porta, nei suoi effetti pratici, ad una perdita in termini di pregnanza e coerenza dell’azione politica”. Perdita che deve essere messa in conto “ma che può diventare tanto più limitata  quanto più concreto è il passo che di volta in volta si pensa di compiere”.

Non un filosofo ma il supermanager di Fiat-Chrysler (FCA) Sergio MARCHIONNE  (PIT STOP dell’11 settembre), sostenitore della rivoluzionaria sfida renziana, ha consigliato al premier italiano “tre passi alla volta”. Questione di metodo, di politica e di potere, tra analisi affilate e coincidenze.