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Renzi, uomo solo al comando. Occhio alla partita Quirinale (e ai ricordi del vecchio Formica)

Fino a ieri c’erano due presidenti. Oggi, dopo che il Capo dello Stato Giorgio NAPOLITANO ha confermato di voler lasciare, sulla tolda di comando della nave Italia ne resta -di fatto- solo uno, in attesa della nomina del nuovo Presidente della Repubblica: il capo del Governo Matteo RENZI.

Napolitano gli aveva aperto la strada nel febbraio scorso e nel suo ultimo messaggio di fine anno gli ha confermato la sua piena fiducia. Non è certo poco, come lascito politico. Ma ora Renzi deve contare soprattutto sulle sue forze e sulla sua intelligenza politica: se sbaglia la partita del Quirinale, nel bel mezzo di una stagione difficilissima per il Paese sotto il profilo economico e in vista di un confronto in Europa altrettanto complesso, rischia di ritrovarsi con le spalle al muro. Un default politico sul cui altare pagherebbe un prezzo personale altissimo.

Renzi, come ormai è noto a tutti, è molto sicuro di sé. Inutile strologare oggi sui possibili candidati per il Quirinale ai quali sta pensando. Il suo nome “vero” arriverà solo all’ultimo momento e sarà frutto, alla vigilia delle elezioni presidenziali, dell’accordo politico che riuscirà a portarsi a casa. Tuttavia – che sia donna o uomo, politico esperto o esponente della cosiddetta società civile, cinquantenne o molto più anziano- dovrà tener conto del fatto che nell’occasione non potrà disporre in Parlamento di un voto di fiducia e che qualsivoglia blindatura politica preventiva potrebbe non reggere alla prova dello scrutinio segreto.

Tutto è possibile? In una scoppiettante intervista a Pietro Vernizzi sul Sussidiario.net (qui il testo) il vecchio socialista Rino FORMICA prevede una “rivolta” parlamentare, un pieno di voti comunque “contro” e ricorda un precedente storico. Quello del 1955 quando una parte della DC si accordò con la sinistra per eleggere Giovanni GRONCHI: allora, spiega FORMICA, giocò molto l’accordo Nenni-Gonella per rovesciare la politica centrista “e questa del 2015 sarà un’elezione molto simile a quella del 1955”.

FORMICA non è certo un simpatizzante di Renzi e ne parla anzi come un capo di governo che ha “umiliato” il Parlamento. Però Renzi farebbe bene a rendersi conto che tutto quello che ha fatto finora è niente di fronte alla partita finale del Quirinale. E che questa è anche una partita pro o contro di lui. Se la vince ha la strada spianata, quanto meno in Italia; se la perde può ritrovarsi da un momento all’altro in un vicolo cieco e sotto scacco continuo. Non basta il coraggio, l’intraprendenza politica, la voglia di stupire con una mossa per il “cambiamento”. Ci vorrà pazienza, capacità d’ascolto, raffinata rapidità nelle ultime e decisive battute. Altrimenti, addio scacco matto.